che bella scoperta

L’aria infiammabile la scoperta di Volta

Padre Campi aveva osservato (autunno 1776) delle scaturazioni di aria infiammabile nei pressi di San Colombano al Lambro e ne aveva riferito ad Alessandro Volta. Sfumato il disegno di recarsi in loco ad ottobre con un gruppo di “amatori della Scienza”, il Volta s’era dato a barcheggiare, a cercare: cioè a rimestare con un legno certi fondi lacustri del suo Lario e del non remoto Verbano: Como, Angera. S’avvide che, muovendo la melma, dell’aria infiammabile aggallava gorgogliando: e la captò in certi vasi di vetro capovolti sull’acqua. Si prese la briga di accostarvi uno zolfanello acceso, una candela; esito costante la fiamma. Ecco, dalla prima lettera (Como, 14 novembre 1776): «Lo svolgersi e il salir su dal fondo attraverso l’acqua (di) vivi gorgogli di aria infiammabile, fenomeno estremamente curioso, in quanto ci sembra o raro, o quasi nuovo, e ci apre la via ad altre importanti ricerche, non è né debbe più riputarsi cosa propria della sorgente da voi osservata» (e invece sì, poiché a San Colombano il gas CH4 era di provenienza geologica) «da poi che io ho raccolto di tal aria in diversissimi siti, da laghi, da stagni, da fonti; ove però non si voglia aver in conto di singolar prerogativa il gorgogliare spontaneamente e tratto tratto» (cioè per impulsi naturali intermittenti) «e in copia grande, come fa l’aria del vostro fonte, quando negli altri conviene, per lo più, eccitare il gorgoglio, con rimestare il fondo».

«Era pur bello il veder nascere subitamente una fiamma azzurrina». Ricavate poi in terra molte fossette contigue, «gli occhi non sapean saziarsi di mirare la fiamma scorrere da una all’altra, ed ora a questa ora a quella appiccar fuoco…» (Lettera seconda, pag. 19). [...]

Paragonata allo zolfo, alla polvere da sparo, l’aria infiammabile si manifesta più pronta ad accendersi: «Sì, ella è di tempra delicatissima, è prontissima ad ardere, avvampando finanche per l’urto momentaneo d’un fomite, a cui resistono gli altri corpi. In una parola ella è tutta infiammabilità»: (lettera quinta, pagina 77). Siamo piuttosto lontani da quello che verrà chiamato, nell’ottocento, il “sapere scientifico”.

“È tutta infiammabilità”. En voilà une phrase. Noi oggi diciamo che il metano è un gas “totalmente combustibile”, il che significa: «i cinque atomi della sua molecola, raggiunta la temperatura necessaria, si combinano tutti e cinque con l’ossigeno, ossia bruciano tutti e cinque: CH4 + 2 O2 = CO2 + 2 H2O».

[...] Il Volta non distingue, né altro poteva allora accadergli in quel palude di bubbole e di gallozzole, non distingue fra miscela e gas elementare, fra aria viziata dai residui della combustione, per esempio da CO2; e aria depauperata di azoto, arricchita dunque (proporzionalmente) di ossigeno. E chiama ancora aria (infiammabile, è vero) il metano, o in genere, col tempo suo, un gas risultante dalla miscela di più gas, elementari o composti, utili o inutili (cioè combustibili o no).

Per giungere alla conoscenza dell’aria e, poi, del metano, ci volevano ancora alcuni anni, molte idee nuove e chiare, le comunicazioni di Priestley, la rivoluzione scientifica promossa da Lavoisier, Antoine-Laurent de Lavoisier, il fondatore della chimica moderna, l’uomo appunto dell’aria (atmosferica), dell’ossigeno, dell’azoto, il signore della sempiterna bilancia, il “fermier général” (appaltatore generale delle imposte), colui che recinse Parigi di una inesorabile cintura... daziaria: le mur d’octroi. [...]

Il Volta ci dimostra, con le sue lettere, di avere intuito e di sicuramente credere che l’“aria infiammabile delle paludi”, il metano della futura formula di Henry e della futura chimica organica, è un aeriforme ben caratterizzato; il quale si raffigura in due costanti, geofisica e fisica: emana dai fondali paludosi, dagli acquitrini: si accende all’accostarvi la candela accesa, e dà fiamma bluastra. Il Volta intuisce altresì che l’“aria infiammabile” delle miniere di carbone (il grisou) gli somiglia molto, se pur non è la stessa cosa: e avendo constatato che il “suo” metano può esplodere, ove si affochi in determinate circostanze (noi sappiamo: in determinate proporzioni con l’aria) ci ricorda di avere scritto a Joseph Priestley per... avvertirlo del pericolo. Badino, i minatori del Nord, a non soffregare l’acciarino in presenza di aria infiammabile mescolata con l’aria... ordinaria. Il Volta ha dunque individuata una entità geologica o almeno geofisica, e quando anche non sia stato in grado di riconoscerne la formula, cioè la vera natura, il titolo di scopritore del “gas delle paludi” gli spetta direttamente, cioè a buon diritto.


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