che bella scoperta

La verità non è manifesta per scoprirla ci vuole coraggio

Quando salpò dalle coste di Spagna deciso a «raggiungere l’Oriente passando per Occidente», sfruttando la sfericità della Terra, il genovese Cristoforo Colombo doveva fallire il suo obiettivo, e pur tuttavia, trovò qualcosa di non meno interessante! Un nuovo continente, quello che sarebbe stato poi chiamato America. Qualcosa di analogo alla scoperta geografica si può indicare anche per una delle più rilevanti rivoluzioni scientifiche della nostra Modernità. Pare che Niccolò Copernico non fosse un astronomo particolarmente dedito all’osservazione: quelle compiute da lui stesso e riportate nel suo capolavoro, il De revolutionibus orbium caelestium (1543), non sembrano aver avuto influenza sulla genesi della sua concezione eliocentrica. Piuttosto, insoddisfatto dei modelli geocentrici abitualmente accettati dagli astronomi del proprio tempo, lui era riuscito a scovare negli antichi testi greci quella “opinione pitagorica” secondo cui è la nostra Terra a muoversi, un’idea che i filosofi dei secoli successivi avevano bollato come infondata!

Nel 1929 Alexander Fleming doveva dichiarare che in alcune piastre di coltura stafilococchi di diversi ceppi, «rimasti esposti all’aria e contaminati da vari microrganismi», mostravano che «intorno a una grande colonia di muffa diventavano trasparenti e subivano una lisi, vale a dire una dissoluzione di cellule o batteri». Fleming era piuttosto disordinato, ma non meno fortunato dell’audace Colombo o dello spregiudicato Copernico. La sua muffa, il Penicillium notatum, produceva effettivamente un antisettico – destinato a diventare famoso come penicillina - in grado di distruggere vari batteri patogeni. Era ciò che Fleming andava cercando fin da quando, ai tempi della Prima Guerra Mondiale, si era dedicato a come trattare infezioni insorte in seguito a ferite.

Geografia, astronomia, medicina... Gli esempi si potrebbero moltiplicare; penso alla conversione della materia in energia individuata da Albert Einstein o alla scoperta dell’antimateria da parte di Paul Dirac. Comunque, per scoprire la verità caso e fortuna non bastano; ci vuole l’intuizione giusta che vada al di là della superficie delle apparenze: la rotondità della Terra per Colombo, la possibilità dei movimenti terrestri per Copernico, la convinzione di Fleming che sarebbe stato possibile trovare “l’antisettico perfetto”. La scoperta geografica o nelle scienze della natura, per non dire nella stessa matematica, richiede una grande capacità di adattamento a ciò che nel mondo ci sembra così sconcertante da apparire insospettabile. La verità non è manifesta come ingenuamente si potrebbe credere: trovarla richiede non solo la congiunzione di circostanze eccezionali ma anche e soprattutto la coerenza e il coraggio di puntare verso l’ignoto le vele della conoscenza.


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