che bella scoperta

1958, la scoperta dell’acqua calda

Contrariamente alla radicata opinione che la vuole dissolta nell’indeterminatezza della leggenda, la scoperta dell’acqua calda è databile con esattezza e con altrettanta esattezza collocabile. Primo ottobre 1958 via Cento Tetti 2 intorno alle ore 7 del mattino, forse non del tutto casualmente giorno del mio augusto genetliaco e primo giorno di scuola, allorquando mio padre mi ha guidato oltre la consueta cucina in un modesto vano di nuova costruzione e postomi davanti a un lavabo di avveniristica linea tondeggiante ha manovrato ben due rubinetti facendone scaturire un non strabordante ma pur significativo flotto di fumante acqua corrente. Adesso lavati per bene la faccia. Non sazio, mi ha quindi posto al cospetto di un così da lui detto bidet ripetendo l’operazione dei due rubinetti. Adesso lavati per bene il sedere e quando hai finito non buttare via l’acqua e lavati per bene i piedi. Non credo che sia a sufficienza riconosciuta l’importanza di quanto accadde tra la metà degli anni ’50 e ’60, quando in milioni di case di proletari, sottoproletari e contadini prese a essere disponibile acqua calda a richiesta associata a accessori per l’igiene quali bidet, lavandini dedicati, vasche da bagno, pigne eroganti per docce. La terza rivoluzione positiva, quella che segue a un passo la sconfitta dell’analfabetismo e della tubercolosi. Con la scoperta dell’acqua calda e dei suoi accessori, con la conquista di una sua disponibilità a costi accessibili, le masse sono addivenute a una ulteriore coscienza della loro identità e a una radicale mutazione della loro stessa natura. Emancipate dalle ristrettezze di pignatte, bacinelle e tinozze, hanno affrontato con entusiasmo la nuova età dell’igiene perenne e totale, e lasciando alle spalle l’antico retaggio di classe, hanno preso a profumare.


[Numero: 44]