cinema la fabbrica dei festival

Tv e cinema destinati ad allearsi per anticipare il racconto della realtà

I grandi festival sono quei luoghi dove la cultura e il mercato si incrociano su un tappeto rosso senza guardarsi con diffidenza. Dove un grande evento culturale riesce a contenere in sè tanti aspetti della creatività, glamour compreso, in perfetto equilibrio e rivelando insospettabili combinazioni.

In un mondo dove apparentemente è disponibile sempre tutto e subito, i grandi festival sono quei luoghi dove invece, grazie al lavoro di chi vede migliaia di film in un anno per sceglierne una ventina, si anticipano stili, stati d’animo collettivi e addirittura nuovi scenari geopolitici e culturali. Quante volte la rinascita o il declino cinematografico di un Paese hanno svelato novità politiche e crisi economiche, così come ci hanno sorpresi inediti focolai di creatività, stimolati solo da repressione e censura?

È allora – davanti al film di un regista dal nome impossibile o di un autore che pensavamo di conoscere benissimo, accomunati solo dal dono di guardare oltre – che avviene un piccolo miracolo e lo spettatore assiste in anteprima al “futuro”.

Ma ai grandi festival, quando si va per partecipare a una gara, chi fa i film si riappropria anche della dimensione del gioco e della competizione.

E quando, invece, si va fuori concorso o come evento speciale – è questo il caso delle prime due puntate di The Young Pope di Paolo Sorrentino che abbiamo prodotto insieme a Sky, Hbo e Canal Plus – si va per affrontare il pubblico dopo due anni di lavoro, ci si mette orgogliosamente in mostra.

Inutile negarlo: ci sono anche il gioco e la lusinga dello spettatore tra le ragioni per cui si creano immagini.

Per questi e per tanti altri motivi, quando abbiamo ricevuto l’invito a partecipare alla Mostra del cinema di Venezia siamo stati felici e lusingati. Insieme con Paolo non abbiamo avuto dubbi che Venezia fosse il palcoscenico ideale per l’anteprima di una serie che è già stata venduta in mezzo mondo e che ha l’ambizione di combinare stile e linguaggio cinematografici con la dilatazione dei tempi televisivi. Invitando una serie tv, il direttore Alberto Barbera ha ribadito, con un gesto concreto, l’idea che cinema e televisione di qualità sono ormai complementari nel racconto per immagini. Un’idea che ci appartiene e che grazie a un autore come Paolo – e alla sua capacità di coinvolgere un grande cast internazionale – siamo riusciti a condensare in un’opera, che ha reso concreto anche un modello produttivo finora inedito in Italia.

Fondamentale sono stati il coraggio e il sostegno di Sky, che forte della sua grande esperienza nella realizzazione di serie originali è stato il primo a credere concretamente in questa impresa. In questa fortunata scia si sono inseriti colossi come HBO e Canal Plus, coproduttori fondamentali e non semplici acquirenti futuri. Non era mai capitato per una serie italiana ed è importante sottolinearlo. Un piccolo miracolo del nostro Young Pope.


[Numero: 43]