cinema la fabbrica dei festival

Prima Godard poi un camion di bambole

Io sono figlio di Maggiani l’operatore dello Smeraldo, per cinquant’anni mio padre Dino ha girato la pellicola nel cinema dei ferrovieri di Spezia, cinema di prima visione con macchina 70 millimetri per proiettarci Cleopatra, un mese di programmazione e cinque visioni del sottoscritto; mio padre era il decano degli operatori e per rispetto a lui suo figlio è entrato gratis in tutti i cinema della città, almeno finché sono rimasti in vita i cinema e lui stesso, e visto che era l’unica cosa gratis che ho mai avuto a disposizione, ho visto centomila film, e tanto per capirci mi sono fatto il mio primo Visconti che non avevo ancora sei anni, Le Notte Bianche. Dunque so cos’è il cinema e data la contingenza familiare me lo sono anche fatto piacere.

Mi piace il cinema, mi piacciono i cinema, mi piace anche andarci, da ragazzo mi piaceva persino farlo il cinema. Dico questo perché quando sono andato a Venezia alla mostra del Cinema ero ben preparato, e se non ci sono più tornato avevo le mie buone ragioni. Il 1976, non so se mi spiego; si compiaceva di trastullarsi con il mio cuore una compagna di Lotta Femminista, era bellissima, quell’anno era ancora tutto bellissimo, era logico andare alla Mostra, andare dappertutto. Venezia con i soldi per un giorno, ci mettiamo in quattro in una stanza da qualche parte, ci buttiamo al Lido di prima mattina per capire come entrare pagando niente, il dove è conseguente. Sono tornato a casa su un camion che portava bambole al porto di Genova dopo aver visto, gratis, dieci ore di Jean-Luc Godard, e Novecento di Bertolucci, prima e seconda parte, a pagamento, come avrebbe voluto mio padre. Caldo asfissiante, rivoluzione, un panino a testa e il Cinema; è stato come un viaggio di nozze, come andare alle cascate del Niagara, al tempio di Luxor, a Parigi. Come ci si può tornare?


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