cinema la fabbrica dei festival

Niente premi, ma incontri con le star: senza festa non c’è festival

La prima decisione che ho preso quando sono stato nominato direttore artistico, è stata quella di cambiare il Festival del Cinema di Roma in Festa: può sembrare una differenza lessicale, ma si tratta di qualcosa di sostanziale. Ritengo infatti che il modello classico di Festival sia superato, per la proliferazione di troppi eventi troppo simili, e una crescente attenzione ad elementi di contorno rispetto alla qualità della programmazione. Dopo aver cancellato il concorso, la giuria, i premi, le cerimonie di apertura e chiusura, ho focalizzato la massima attenzione su eventi che celebrano la settima arte nella sua essenza: ad esempio gli Incontri Ravvicinati, con star di prima grandezza quali Tom Hanks e Meryl Streep, che spiegano come il cinema abbia cambiato le loro vite. Nell’idea di Festa che ho in mente - che si estenderà nella città, coinvolgendo anche l’arte contemporanea - parteciperanno anche protagonisti di altri campi, che condivideranno con il pubblico il loro amore per il cinema: Don De Lillo parlerà ad esempio di Antonioni, e ci saranno incontri con Jovanotti, Daniel Libeskind e altri grandi nomi che annuncerò presto.

Ho accolto con favore il fatto che l’amico Alberto Barbera abbia rotto il tabù delle prime mondiali, presentando a Venezia un film già mostrato altrove: credo che rappresenti il futuro di eventi come i nostri, e ho sempre teorizzato che il pubblico di Roma, o di Venezia, non è mortificato dal vedere un film presentato a Toronto o Londra. Anzi, ne è arricchito. È necessario avere un atteggiamento di apertura rispetto a un mondo del cinema che sta cambiando radicalmente, ricordando che la riuscita di una manifestazione è nell’equilibrio tra qualità e glamour, ricerca e tradizione, e che nessun film mediocre è redento da un red carpet pieno di stelle.


[Numero: 43]