cinema la fabbrica dei festival

Cannes 1975, tritolo e attrici in lamé

Tritolo e lamé inaugurano il festival di Cannes: stamani all’alba, alle 4, una bomba di due chili di plastico è scoppiata su un fianco del Palazzo del Cinema, in un vicolo dove sostano gli automezzi della Radiotelevisione Francese; stasera il cerimoniale festoso del «gala» si ripete consueto, con le sue facce famose e i suoi diamanti, turbato più dal vento crudele che dall’esplosione, subito dimenticata come un pensiero fastidioso.

Ricomincia, questa volta in Francia, la contestazione mondana che, ormai tanti anni fa, vide uova e pomodori spiaccicarsi sugli smoking inaugurali della Scala di Milano, che vide l’insolenza dei ragazzi contro i visoni di capodanno alla «Bussola» di Viareggio trasformarsi in incidenti gravi? Ricomincia la protesta contro il divertimento esibizionista dei ricchi, magari stimolata dalla situazione economica difficile, riflessa dai tanti scioperi in corso sulla Costa Azzurra nei cantieri navali e soprattutto nei cantieri edili? Si direbbe proprio di no: il 1968 è lontano, il Festival è una fiera commercial-pubblicitaria più che una festa di miliardari, come bersaglio sociale sarebbe debole, come bersaglio politico è ridicolo.

La bomba di Cannes, come capita spesso, ha funzionato male e provocato danni modesti: vetri rotti presto sosti tuiti, qualche guasto presto riparato alle apparecchiature radiotelevisive. La polizia non formula ipotesi sui responsabili dell’attentato. Indaga, naturalmente. Indaga, come al solito, tra i gruppi giovanili della sinistra e probabilmente, come capita spesso, si sbaglia: ci sono più ragazzi di sinistra all’interno del Festival, tra autori, registi, attori, critici, giornalisti, «operatori culturali» e organizzatori delle diverse rassegne, che su tutta la Costa.

La bomba incomprensibile ha incoraggiato le ipotesi più eccentriche, gli scherzi più prevedibili (non sarà mica stato un regista respinto, un divo deluso, un produttore frustrato?), ma ha anche incupito l’atmosfera della giornata inaugurale. Con zelo tardivo, decine di poliziotti hanno sorvegliato rigorosamente l’entrata del Palazzo del Cinema controllando documenti, frugando le borse di signore e signori, le cartelle di plastica dei giornalisti scrupolosi e le sacche da mare di quelli edonisti. Quasi tutti gli ingressi sono stati sbarrati, e a sera il Palazzo appariva assediato da fitti schieramenti di agenti molto nervosi, a piedi, in auto, in motocicletta.

Ma ci vuol altro che una bomba per sovvertire le tradizioni mondane di Cannes: la serata di gala s’è svolta rissosa e schizofrenica come sempre. Turbanti bianchi, occhiali neri, sari indiani, camicie rosse per gli uomini, né camicie né altro per le donne, smoking di scozzese laminato, viluppi di cigno. Sidney Rome bianca come una peccatrice, Bulle Ogier rosa come una caramella. Divi infrolliti dall’insuccesso, attrici dimenticate ma vestite da Schaerrer, che è il sarto del momento perché serve la presidentessa. Un teppista con la giacca di astrakan nero e un orecchino di brillanti all’orecchio sinistro. Jean Rochefort in velluto viola porta-sfortuna, illustri personalità delle culture e della manicure. Martha Keller, bella, rossa, ex amica di Claude Lelouch, ora amica di Mastroianni.

Facce e braccia malcotte dal sole; nuove coppie di lesbiche (la femminea in bianco, la virile in nero); il nuovo sottosegretario alla cultura che è alto, magro, abbronzato, manageriale tipo Giscard, o tipo pubblicità della lavanda Atkinson; la solita ignota clamorosa parata di piume rosa, ciglia finte, amanti e diamanti, che si rivela poi un travestito.

Battaglia di dame: chi arriverà per ultima, cioè al posto trionfale, Jeanne Moreau che pare una dolce albicocca matura e imbrillantata al braccio di Pierre Salinger, oppure Lea Massari vestita di color topo accompagnata da Fernando Rey? Arriva ultima la Massari, brava. E domani sera, in un trionfo di poliziotti, si ricomincia: anche il cinema impegnato vuole il suo « gala », a inaugurare con « Allonsanfan » la « Quindicina dei registi » ci saranno Laura Betti, Marcello Mastroianni, Mimsy Farmer in lungo.


[Numero: 43]