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Un libro a settimana

«Ai nostri padri, operai». La dedica del libro Industria 4.0 - Uomini e macchine nella fabbrica digitale (ed. Guerini e associati) a cura di Annalisa Magone e Tatiana Mazali, per chi è cresciuto nell’era del metalmeccanico Cipputi, colpisce al cuore. Ma l’era dell’informazione digitale ha creato un nuovo operaio, tutto da scoprire anche per i nostri figli.

Quella delle fabbriche è chiamata «quarta rivoluzione industriale» perché travolge prodotti, servizi, modi di produzione con al cuore una rivoluzione tecnologica che deriva dalla fusione tra il mondo reale degli impianti industriali e il mondo virtuale dell’Internet delle Cose: quel sistema integrato di dispositivi intelligenti e in Rete che mette in contatto oggetti, persone e luoghi. Secondo i teorici di questo manifesto culturale presto nelle fabbriche la comunicazione tra le macchine darà alle linee di produzione la capacità autodiagnostica di rilevare gli errori e correggerli, gli impianti saranno così flessibili da personalizzare i prodotti per i clienti, i robot impareranno e lavoreranno a contatto con gli umani. Il flusso di lavoro sarà riprodotto in modo virtuale per verificarne il comportamento in astratto e potenziarne le prestazioni prima di eseguirlo fisicamente in officina. La fabbrica saprà approvvigionarsi di energia senza sprechi e al minor costo possibile, mentre grazie a microchip e sensori i prodotti diventeranno sempre più interattivi coi i loro utilizzatori: le regole da applicare per garantire la riservatezza dei dati faranno parte delle nuove questioni etiche da affrontare.

Ma con la tecnologia cambiano anche le mansioni e l’istruzione del lavoratore. Le aziende cercano un lavoratore più creativo, responsabile e coinvolto: un «operaio aumentato» che sappia compiere una pluralità di operazioni, gestire i dati, connettersi agli altri, applicando al lavoro le stesse abilità di «nativo digitale» nella sua vita privata. Un operaio consapevole «di un processo evolutivo che presuppone sindacati all’altezza del nuovo terreno di confronto ma anche aziende capaci di dare il giusto in cambio del molto che chiedono. Sapendo, gli uni e gli altri, che indietro non si torna». Si può dedicare quindi anche «ai nostri figli, operai»: è un libro per loro.


[Numero: 42]