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Dalle protesi dentali ai motori di aerei più potenti del mondo

Polvere. Di titanio e alluminio o altri metalli ma sempre polvere. È la materia usata per creare le pale della turbina destinata al motore più avanzato e potente al mondo, il GE9X, progettato per il nuovo Boeing 777X che dal 2020 affronterà i cieli tra i continenti. Quando si spalancano le porte dello stabilimento Avio Aero di Cameri - 2.400 metri quadrati di superficie a due passi da Novara - l’impressione è quella di tuffarsi nel futuro della fantascienza. Eppure tutto quello che avviene in questo angolo di Piemonte, finora conosciuto soprattutto per risaie e gorgonzola, ha il senso di una solida realtà che continua ogni giorno a sfidare se stessa. Guardando sempre più avanti.

«È un mondo tutto da esplorare - ci dice Franco Tortarolo, responsabile della ricerca tecnologica di Avio Aero - Siamo soltanto all’alba dell’industrializzazione 4.0, si stanno investendo tanti soldi per arrivare a risultati inimmaginabili fino a pochi anni fa. Merito dell’additive manufacturing». E dei giovani professionisti con tute e occhialini che stanno vivendo questi anni con lo spirito entusiastico dei pionieri.

Basta osservare quello che viene prodotto a Cameri, dove sono installati due atomizzatori per produrre la polvere e due impianti per il trattamento termico dei componenti realizzati che devono essere in grado di reggere al calore infernale di un motore. Gli ingegneri trasformano qualsiasi modello digitale, disegnato al computer, in un oggetto solido, reale, grazie alla stampa in 3D che aggrega le polveri metalliche plasmandole nella forma desiderata con fasci di luce laser (Dmls) o di elettroni (Ebm). È quest’ultima la tecnologia rivoluzionaria: nella camere stagne l’alluminuro di titanio (TiAl) è la materia che crea le componenti aeronautiche con un risparmio che parte dai tempi di lavorazione.

«Così - aggiunge Tortarolo - nasce un pezzo già finito. Se per costruire un iniettore di combustione nell’industria tradizionale occorrono cinque parti da assemblare insieme, con la nostra tecnologia ne produciamo uno solo, molto più resistente. E la polvere che non viene utilizzata è recuperata. Non si butta via niente». Un vantaggio ecologico che ricade anche con una riduzione di peso degli aerei - quindi un minor consumo di carburante. E minore impiego di materiale (fino al 95%) significa forte abbattimento dei costi. Quando serve progettare un pezzo diverso basta cambiare codice software e metallo, ad esempio il cobalto cromo per le camere di combustione. È la fabbrica senza la fabbrica. Basta guardare i numeri degli occupati: una ventina a Cameri - tutti ingegneri - che dialogano continuamente in rete con i colleghi di Pomigliano d’Arco (dove arrivano i prodotti finiti), Brindisi o – per restare in Piemonte - Rivalta.

La strada è tracciata. Avio Aero, da tre anni nel gruppo General Electric, ha avuto il merito e l’intuizione di seguire i segnali della bussola che indicava la rotta 4.0: tutto iniziò osservando i piccoli gioielli creati dalla Protocast di Cameri, azienda di apparecchiature biomedicali poi acquisita per decollare - in ogni senso - con un piano industriale molto più vasto. Dalle protesi dentali si è così arrivati alle turbine degli aerei. Con un ruolo della tecnologia sempre più spinto verso l’alto.

E l’uomo, in tutta questa partita, non rischia di passare in secondo piano? «No, assolutamente - sorride Tortarolo - È quello che ha aperto la strada, da lui parte tutto ed è lui che governa questo viaggio straordinario. Siamo appena partiti nell’esplorazione, l’industria 5.0 è ancora molto lontana. Ora dobbiamo puntare ancora di più sulla ricerca: a settembre lanceremo un laboratorio con il Politecnico di Torino, la realtà che ci fece scoprire Protocast invitandoci a lavorare insieme ad un progetto». Gli ingegneri di Cameri promettono un futuro di innovazioni da lasciare a bocca aperta. La turbina del Boeing che nasce dalla polvere di titanio e alluminio è solo l’inizio.


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