germania italia 40

Dalla narrazione alla realtà il passo è ancora lungo

“Società dei Big Data”, “Società degli algoritmi” e, più di recente, “Economia 4.0” sono solo alcune delle etichette più popolari con cui nel dibattito pubblico si fa riferimento a un insieme di profondi e pervasivi cambiamenti attualmente in atto nella nostra società. In particolare, la metafora del “4.0”, che attinge chiaramente alla sintassi tipica dello sviluppo di codice in ambito informatico, intende suggerire che la portata delle trasformazioni sarebbe tale da promuovere un quarto cambio di paradigma all’interno del processo di modernizzazione e industrializzazione avviato verso la metà del XVIII secolo con la diffusione delle macchine a vapore (economia 1.0), proseguito a partire dalla seconda metà dell’Ottocento con l’introduzione dei combustibili fossili, dell’elettricità e della chimica industriale (economia 2.0) e culminato, circa un secolo dopo, con la nascita della società dei servizi (economia 3.0), resa possibile – tra le altre cose – dallo sviluppo dell’elettronica, delle telecomunicazioni e dell’informatica.

Il tratto peculiare di una possibile quarta rivoluzione economico-sociale sarebbero i Big Data, ossia l’enorme quantità di dati prodotta da utenti umani, sensori e macchine grazie alle più recenti tecnologie del Web 2.0: dai Social alle recensioni e agli acquisti online; dai dispositivi wearables (non solo orologi, ma anche indumenti, come quelli indossati in allenamento da un numero crescente di atleti per monitorare tutti i parametri vitali e valutare le performance) all’Internet of Things, che sta via via trasformando gli strumenti tecnologici in un vero e proprio sistema nervoso interconnesso della casa (smart home), della fabbrica (smart factory) e degli spazi urbani (smart city). Ognuno degli esempi brevemente richiamati sopra, e molti altri se ne sarebbero potuti citare, è un bacino pressoché inesauribile di dati, quantificabile in un mercato – quello della Business Intelligence – stimato in 16,9 miliardi di dollari per il 2016, in crescita del 5,5% rispetto all’anno precedente (fonte: Gartner Group Inc.).

A dire il vero, acquisire informazioni strategiche per assumere decisioni calcolate, riducendo per quanto possibile l’intrinseca incertezza del processo di decision-making, è un bisogno non nuovo tanto per il mondo delle imprese quanto per istituzioni ed enti di ricerca. Tuttavia, in un contesto sociale e comunicativo profondamente mutato dall’avvento delle nuove tecnologie della comunicazione - le cui spinte al cambiamento sono tutt’altro che sopite - reperire rapidamente grandi quantità di informazioni, analizzarle in modo da ricavarne dati attendibili e sapere come leggere e applicare i risultati di questo processo per soddisfare le proprie necessità (di business, governo, conoscenza e ricerca) è divenuto ormai un bisogno da cui sembrerebbe impossibile prescindere, se si intende rimanere competitivi.

Dunque, staremmo vivendo una possibile quarta rivoluzione economico-sociale. Continuo a usare il condizionale come segno di un prudenziale scetticismo, perché essere parte del cambiamento (e tutti noi, a volte inconsapevolmente, lo siamo) non aiuta a tracciarne la rotta né a misurarne la portata, e quello che oggi sembra solido ed evidente, in una prospettiva di lungo periodo potrebbe essere un “hype”, una narrazione carica di enfasi che, sottoposta a vaglio critico, si rivela più volatile della RAM dei nostri amati dispositivi high tech.

@gtipaldo


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