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Abbiamo un vantaggio su Google e Apple: non facciamoci superare

L’ “Industria 4.0” nasce in Germania. Il concetto della quarta rivoluzione industriale venne infatti presentato per la prima volta alla Fiera di Hannover nel 2011. Da allora governo ed economia tedesca lavorano a stretto contatto su questo fronte. Dal 2013 esiste una “Piattaforma Industria 4.0”, che riunisce decine tra imprese, associazioni di categoria, ministeri, università e centri di ricerca e punta a «consolidare ed estendere la posizione di vertice della Germania nell’industria manifatturiera». La piattaforma discute norme e standard unitari, affronta gli aspetti giuridici e le questioni legate alla sicurezza informatica, elabora raccomandazioni operative e supporta le aziende che vogliano entrare nell’Industria 4.0. A guidarla sono i ministri dell’Economia, Sigmar Gabriel, e della Ricerca, Johanna Wanka, insieme a esponenti di spicco dei sindacati, della ricerca e dell’industria, tra cui il presidente della Confindustria tedesca (BDI) Ulrich Grillo, che ha risposto alle nostre domande.

In Germania si discute da anni di Industria 4.0, eppure di risultati concreti non se ne vedono molti. A che punto si trova il Paese?

Ritengo che siano stati raggiunti risultati concreti. Il dibattito sull’Industria 4.0 ha aiutato molto a porre il tema in cima all’agenda della politica e delle imprese, il che mostra già i suoi effetti: parecchie aziende e settori sperimentano già oggi sul piano pratico l’Industria 4.0. Nel nostro studio comparativo annuale sulla capacità innovativa dei Paesi industrializzati la Germania si piazza tra i primi cinque Stati. Una cosa però è chiara: l’Industria 4.0 non si realizza dall’oggi al domani, bensì è un processo permanente. Si tratta di applicare al mondo industriale una grande quantità di evoluzioni tecnologiche. Ciò consente in futuro la nascita di nuovi modelli di business, che promuoviamo o ai quali dobbiamo quanto meno reagire in modo rapido e flessibile.

Quali sono i principali ostacoli da eliminare quanto prima sulla strada verso la produzione interconnessa?

Il maggiore ostacolo in Germania è l’insufficiente sviluppo della banda larga nelle aree rurali. È lì che ha sede il cuore dell’industria tedesca, cioè le piccole e medie imprese. Spesso la lentezza delle linee o le carenze nella copertura della rete mobile impediscono l’utilizzo di tecnologie cloud o lo sviluppo sui mercati digitali.

Vede anche altre difficoltà?

Un ulteriore problema è rappresentato dal settore della sicurezza informatica. È importante che le imprese diventino consapevoli dei rischi e che trovino al tempo stesso delle possibili soluzioni in loco. Molte risposte alle questioni centrali della digitalizzazione devono essere però individuate in Europa. Il mercato interno digitale deve essere realizzato rapidamente. Per le soluzioni cloud e i servizi di piattaforma va chiaramente regolato come i dati, personali e non, possano essere utilizzati, da chi e in che modo. Le risposte a queste domande rafforzerebbero notevolmente la competitività dell’Europa. Su questo punto siamo sulla strada giusta, ma siamo troppo lenti in fase di attuazione. Abbiamo bisogno di una politica industriale e tecnologica moderna e in grado di adattarsi.

Di recente il costruttore tedesco di robot Kuka è stato rilevato da una società cinese. Quest’anno anche altre aziende tedesche sono finite in mani cinesi. Teme un trasferimento all’estero di tecnologie tedesche centrali per l’Industria 4.0?

Le acquisizioni aziendali da parte di investitori stranieri sono un segno di buone relazioni commerciali con l’estero. Il successo tedesco si spiega in parte con l’apertura dei nostri mercati. È la stessa cosa che chiediamo, viceversa, anche ai nostri partner mondiali. In base alla nostra esperienza gli investitori cinesi perseguono sui nostri mercati delle strategie di lungo periodo. L’importante è che sviluppiamo in Europa le idee e le invenzioni che caratterizzeranno la prossima ondata di innovazione. Questa è la strada migliore per restare competitivi a livello mondiale. È un punto sul quale dobbiamo lavorare costantemente.

La “Plattform Industrie 4.0” tedesca ha iniziato a collaborare di recente con l’“Industrial Internet Consortium” statunitense. Quanto è importante per l’industria tedesca rilevare un ruolo guida nell’Industria 4.0 e fissare norme e standard?

Chi fissa gli standard globali ha un chiaro vantaggio competitivo, per cui prendiamo molto sul serio questo tema. Negli ultimi tre anni abbiamo lavorato con successo al modello di un’architettura di riferimento per l’Industria 4.0. Adesso è importante presentarlo agli organi internazionali competenti. La cooperazione con l’Industrial Internet Consortium (IIC) è un passo importante nella direzione giusta. L’orientamento industriale della “Plattform Industrie 4.0” è in sintonia con l’approccio più ampio dell’IIC, che si concentra sui settori dei trasporti, dell’energia, delle Smart Cities e dell’economia della sanità.

In quali settori vede concrete chance per una collaborazione tra le aziende tedesche e italiane sull’Industria 4.0?

La Germania e l’Italia hanno da sempre relazioni economiche strette. La struttura delle nostre economie è simile ed è caratterizzata da aziende familiari medie e piccole, che cercano il loro successo in un ambito di nicchia e sono trainate dalle loro ottime idee. Con la digitalizzazione diventerà più importante portare sul mercato queste idee con l’aiuto di un ecosistema digitale che funzioni. Molte innovazioni digitali sono molto complesse e sistemiche: esse richiedono il know-how e la collaborazione di parecchi partner. Su questo punto le aziende italiane e tedesche possono completarsi in modo eccellente.

Google, Apple & Co. hanno compiuto grossi passi avanti sul fronte della digitalizzazione. Google ad esempio è entrata nel settore manifatturiero. Come si può impedire che nel medio o lungo termine la Germania e l’Europa vengano sorpassate dai big tecnologici statunitensi o asiatici?

Società come Google o Facebook sfruttano le loro enormi conoscenze delle tecnologie e dei modelli di business digitali per inoltrarsi sempre più a fondo nei classici settori industriali. Anche per loro, però, recuperare il sapere accumulato negli ultimi decenni da un produttore di auto o di macchinari rappresenta una grande sfida. Bisogna mantenere questo vantaggio conoscitivo delle aziende tedesche e italiane. Per farlo dobbiamo affrontare la concorrenza, il che significa promuovere innovazioni e nuove tecnologie, sviluppare le giuste condizioni quadro per startup dinamiche e tornare a valorizzare di più di l’economia e l’industria.

(Intervista a cura di Alessandro Alviani)


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