A che gioco giochiamo

Pokenomics, realtà (e business) aumentati

È un sogno realizzato, quello dei Pokémon Go: un mondo che non si ferma all’apparenza, ma nasconde la magia nelle cose di ogni giorno. Per scoprirla basta uno smartphone, che insieme alle immagini reali, svela un universo popolato di mostriciattoli. Pokémon Go è l’app più scaricata su App Store nella prima settimana dal debutto, in Usa è più usato di Whatsapp, in venti giorni l’hanno installato 75 milioni di persone. Il suo successo nasce da un diabolico mix di nostalgia e tecnologia: da una parte gli animaletti di Nintendo, che milioni di ex ragazzini portavano nel cuore da vent’anni (i primi videogiochi della serie uscirono nel 1996), dall’altra la novità della realtà aumentata.

Il suo successo nasce da un diabolico mix di nostalgia e tecnologia: da una parte gli animaletti di Nintendo, che milioni di ex ragazzini portavano nel cuore da vent’anni (i primi videogiochi della serie uscirono nel 1996), dall’altra la novità della realtà aumentata.

Mai come in questo caso, la definizione descrive esattamente quello che è: non una realtà virtuale, dove immergersi cancellando il mondo esterno, come accade con i visori Gear Vr di Samsung, gli Oculus Rift, o i Vive di Htc. E nemmeno un mondo fatto di oggetti digitali interattivi come quelli che le Hololens di Microsoft presentano insieme alle immagini reali: una costruzione in Minecraft si avvicina e si allontana, a seconda della distanza, un Rattata invece è sempre lì, su un piano diverso e separato rispetto al mondo che ci circonda. Per le Hololens si parla così di Mixed reality, realtà mista, per i Pokémon di realtà aumentata. Le classificazioni non sono unanimi, in un territorio così nuovo, ma i mostriciattoli di Nintendo sono riusciti a rendere il concetto familiare anche al grande pubblico. Anche i Google Glass erano un ottimo esempio di realtà aumentata, tuttavia non si può dire che siano diventati un oggetto di uso comune. App come AroundMe o NearestWiki esistono da anni e funzionano con lo stesso principio, identificando l’utente su una mappa e aggiungendo uno strato di realtà digitale a quello fisico; lo stesso Pokémon Go aveva un antenato che pochi conoscono, Ingress, realizzato dalla stessa Niantic nel 2013.

Il gioco in sé è semplicissimo, basta lanciare una sfera Poké per catturare un Pokémon e bisogna prenderne il più possibile; ma poi nascono alleanze e si svolgono battaglie, si elaborano strategie e tattiche per conquistare palestre, si organizzano battute di caccia solitarie o di gruppo. Pokémon Go è gratuito, l’unico modo in cui i giocatori possono spendere il loro denaro è acquistando monete virtuali, che permettono di ottenere oggetti utili per progredire nel gioco. Nulla di nuovo, funziona così anche Candy Crush Saga. Ma pozioni, cristalli e punti esperienza necessari per catturare Pokémon più potenti si possono accumulare anche visitando i Pokéstop: luoghi reali, in zone estremamente popolari o in angoli dimenticati. Per scoprirli bisogna camminare nel mondo aumentato usando lo smartphone come guida: mai un videogioco ha fatto consumare tante calorie.

Qual è il rapporto tra il mondo di atomi e quello di bit? Chi ha il diritto di stabilire dove possono esserci palestre e Pokéstop? La parte digitale della realtà aumentata per ora è un territorio senza regole, con qualche principio di buonsenso ma ancora tanto da capire.

Qual è il rapporto tra il mondo di atomi e quello di bit? Chi ha il diritto di stabilire dove possono esserci palestre e Pokéstop? La parte digitale della realtà aumentata per ora è un territorio senza regole, con qualche principio di buonsenso ma ancora tanto da capire. Non è una questione da poco, se si pensa che per il lancio giapponese di Pokémon Go, il produttore si è alleato con McDonald’s, e nei ristoranti della catena è possibile guadagnare monete virtuali, oltre che calorie. C’è poi una startup americana che fa incontrare la domanda di pubblicità con l’offerta: chi ha un negozio o un ristorante paga LureDeals perché qualcuno usi l’Aroma (che nel gioco è una sorta di esca) nei pressi della sua attività, i giocatori ricevono una percentuale, e con Pikachu, Venusaur e Psyduck e gli altri, arrivano anche i cacciatori, che sono potenziali clienti. Così con Pokémon Go si aprono nuove opportunità di guadagno: la Pokénomics non è una magia ma l’ultima frontiera del marketing.


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