provaci ancora brasile

È cominciato tutto con quel 7-1 contro la Germania

L’attuale rovina del Brasile ha avuto inizio due anni fa allo stadio Mineirao di Belo Horizonte, con l’implosione della squadra di calcio brasiliano e l’umiliante sconfitta contro la Germania nella semifinale di Coppa del mondo. Per molti quello è stato il punto più basso nella fiera storia calcistica del paese. Da allora però sono apparsi così tanti problemi che molti di noi hanno adottato un nuovo slogan nazionale, che va ben al di là dello sport: “Ogni giorno è un nuovo 7-1”. In molti guardano ai Giochi Olimpici di Rio de Janeiro, che cominceranno il 5 Agosto, come l’unica possibilità per capovolgere questo stato di cose. Ma l’evento potrebbe anche far toccare nuovi minimi al Paese motore del Sud America. Tenetevi forte.

Dopo la fine della Coppa del Mondo, nessuno parlava delle Olimpiadi 2016. Avevamo problemi più grandi e li abbiamo ancora. La spirale discendente dell’economia brasiliana è diventata più evidente dopo la fiesta calcistica. L’inflazione è salita alle stelle, la disoccupazione è decollata, i prezzi sono crollati, con previsioni apocalittiche per il 2015 (e il 2015 è stato perfino peggiore del previsto). L’impressione che qualcosa stesse andando storto era già nei sondaggi prima delle elezioni presidenziali: due persone su tre volevano grandi cambiamenti. E la persona scelta per farli è stata molto sorprendentemente il Presidente in carica. Questo fatto basta a indicare la considerazione che i brasiliani hanno dell’opposizione. Si era riacceso qualche barlume di speranza.

Ma andò tutto peggio. Dopo un’elezione presidenziale molto divisiva, conclusasi con una vittoria di misura per Dilma Rousseff e uno scandalo per corruzione a effetto domino che ha coinvolto politici e uomini d’affari di primo piano, l’opposizione ha visto l’opportunità di colpire l’amministrazione del Partito dei Lavoratori. La ribellione ha preso forma quando il Congresso a maggioranza conservatrice ha eletto un deputato evangelista e incline agli scandali come Eduardo Cunha come portavoce. Nemico giurato di Rousseff, Cunha ha approvato una serie di leggi ad alta spesa pubblica nel momento in cui il Paese cercava di fare economie. E ha apertamente cospirato per mettere in impeachment il Presidente per sospetta violazione di norme fiscali.

La confusione politica, la brutta situazione economica e le inchieste sulla corruzione che hanno colpito gli alleati di Rousseff hanno fatto nascere enormi proteste a livello nazionale nel 2015. Molti manifestanti volevano solo le dimissioni del presidente e il proseguimento delle indagini sulla corruzione. Altri chiedevano nuove elezioni e una nuova leadership. Altri ancora erano in strada per dire che il Brasile aveva vissuto giorni migliori durante la feroce dittatura militare (1964-1985) e che quel modello dovesse essere in qualche modo riportato in vita, anche attraverso un intervento illegale.

I sostenitori del governo non avevano molto margine per difendere il presidente, tanto più che Rousseff una volta eletta aveva messo in atto il programma presentato dalle opposizioni. Nonostante lei non fosse direttamente coinvolta negli scandali, certamente lo erano molti dei suoi alleati. E non in molti erano entusiasti all’idea di proteggerla dalle critiche, compresi i movimenti sociali che hanno dettato l’agenda del Brasile negli ultimi dieci anni. Tantomeno Rousseff dava segni di poter recuperare un po’ del suo prestigio presso i parlamentari. Per un anno intero la classe politica del Brasile ha lottato senza ottenere risultato alcuno se non il collasso del tessuto sociale e mantenere grandi incertezze sul futuro. Per rendere le cose ancora peggiori, è avvenuto anche il peggior disastro ambientale della storia del Paese, con l’esplosione di una diga in una regione ricca di miniere, creando una valanga di fango che ha irrimediabilmente distrutto l’ecosistema di un fiume e l’ambiente di vita di molti animali fino a raggiungere l’Oceano Atlantico. La ciliegina sulla torta è arrivata poi a dicembre con l’apertura del procedimento di Impeachment contro Rousseff, che si concluderà solo una volta spento il calderone olimpico. L’anno che avrebbe dovuto segnare la prima edizione dei Giochi Olimpici in Sud America è stato finora l’anno del secondo presidente brasiliano sotto impeachment, di un’economia che soffre di un calo del 4 per cento e di uno scandalo dopo l’altro, che coinvolge il governo eletto di Rousseff e il governo ad interim guidato dal semi sconosciuto Michel Temer.

Forse la cerimonia di apertura cambierà qualcosa, ricordando ai brasiliani la grande gioia che questa terra ha un tempo vissuto: potrebbe aiutarci a guardare avanti. Forse tutto andrà bene alla fine. Ma a giudicare dai caotici preparativi di Rio 2016 nelle ultime settimane, è più probabile che continueremo a rimpiangere i bei vecchi giorni della Coppa del mondo 2014, prima della sconfitta con la Germania, ovviamente. Fino a quel momento, vale la pena tenere a mente che da allora ogni giorno in Brasile è stato davvero un nuovo 7-1.

(Traduzione dall’inglese a cura di Laura Aguzzi)


[Numero: 39]