Provaci ancora Brasile

POP-CHIC

L’esotismo ha molte facce, alte e basse. Tra quelle pop c’è una ciabatta di plastica che oggi sembra spopolare in ogni luogo del Pianeta. Viene dal Brasile, luogo per noi esotico, cui, viceversa pareva esotico a suo tempo – 50 anni fa – riusare una ciabatta pensata e realizzata altrove, in Giappone con il nome di “Zori”. Per la proprietà transitiva il Giappone l’aveva presa altrove, non troppo lontano: dagli amici-nemici cinesi. Quella che da noi in Italia si chiama infradito, è stata realizzata per la prima volta nel Celeste Impero. In Brasile le hanno chiamate Havaianas – brand mondiale – immaginando che fossero originarie dei quel lembo del Pacifico, dato che il Brasile s’affaccia sull’Atlantico, e l’altro Oceano è il suo “altrove”. Ciascuno ha il suo esotico, e il suo esotismo. Ad adottare la calzatura minimalista (suola sottile e una V in cui infilare due dita del piede) sono le classi popolari, che in Brasile vuol dire, quasi tutti, perché quel paese, per dirlo con PPP, il popolo esiste ancora e abita nelle immense periferie, nelle baraccopoli, negli anfratti delle metropoli. La data di nascita è probabilmente il 1962. Se nel passato erano i borghesi a imitare i nobili nell’abbigliamento, e non solo, oggi sono i ricchi, i benestanti, a copiare il popolo, come si è visto con le magliette cortissime inventate dalle ragazzine di Harlem. Per segnare l’appartenenza delle Havaianas al grande paese sudamericano ora c’è, nel punto in cui convergono i due lati della V, la bandiera brasiliana: rettangolo verde, rombo giallo e globo blu. Un marchio di fabbrica inconfondibile che sta nei piedi di milioni di persone di ogni fede religiosa, classe sociale, nazionalità. Nessuno le chiama più infradito o cinesine, bensì Havaianas. Del futuro radioso del Brasile resta questo segno ai piedi di ciascuno. Non è molto, ma non è neppure poco, dal momento che servono per camminare, attività fondamentale per noi bipedi.


[Numero: 39]