Provaci ancora Brasile

Ma intanto hanno superato l’Italia: con la “bolsa Familia” Lula ha seminato per il futuro

9 luglio 2014, campionati mondiali di calcio: Germania batte Brasile 7 a 1., A Rio, le ragazze piangono in piazza davanti ai teleschermi. In economia, apparentemente, le cose non vanno meglio: nel 2015 la crescita del prodotto lordo brasiliano si colloca a -3,8 per cento, quella tedesca, pur è brillantissima, mette a segno un solido +1,5 per cento è al 153esimo posto nella classifica mondiale.

Anche in economia Germania batte Brasile? Il “campionato dello sviluppo” ha tempi molto più lunghi e la partita è ancora molto lontana dalla fine. Nel periodo 2003-13 - dominato dalla crisi in quasi tutti i paesi avanzati – il Brasile ha vinto su tutti i paesi avanzati. Fatto pari a 100 il reddito per abitante della Germania, quello del Brasile è salito da 12,5 nel 2003 a circa 25 nel 2013. Poi c’è stata la brutta caduta del 2014-15. Ma ora la marcia dovrebbe tornare gradualmente in positivo.

Ancora più impressionante è il confronto con l’Italia. Nel 2003 l’economia brasiliana, misurata con i soliti criteri del prodotto lordo, valeva all’incirca un quinto della nostra; nel 2013, il Brasile aveva, sia pure di poco, “soffiato” all’Italia il settimo posto nella classifica mondiale delle economie. Dietro quest’avanzamento c’è un’economia che si basa su molto di più di caffè e Carnevale. Il Brasile vanta eccellenze mondiali in campo petrolifero e aeronautico, buone industrie farmaceutiche, meccaniche, automobilistiche (l’Italia è qui largamente presente da tempo), e tante altre ancora. Tra le prime 500 imprese mondiali per capitalizzazione di mercato, secondo il Financial Times, pur con variazioni annuali il numero delle società brasiliane è all’incirca simile a quello delle società italiane.

139 milioni di brasiliani, il 66,4 per cento della popolazione, ha accesso a Internet contro il 65,6 per cento della popolazione italiana. Il piano “bolsa Familia” avviato sotto la presidenza Lula, si basa su una strategia assolutamente nuova per combattere povertà e analfabetismo: paga le famiglie per mandare i figli a scuola e le presenze nei registri scolastici si traducono in assegni mensili. I risultati sono incoraggianti.

Questa è la faccia smagliante del Brasile, allegro, sorridente, fiducioso in un futuro che si sta conquistando passo dopo passo. Esiste purtroppo, però, anche un’altra faccia. Un brasiliano su cinque vive nelle “favelas”, ossia quartieri degradati, spesso periferici, la diseguaglianza dei redditi è tra le maggiori del mondo. In Italia il tasso di omicidi è inferiore a 1 ogni 100.000 abitanti; il Brasile nel 2012 si collocava a quota 28,3 il che vuol dire oltre cinquantamila omicidi all’anno.

E soprattutto anche in Brasile alligna quello che è forse il più tipico dei crimini moderni, la corruzione. L’“indice della corruzione percepita”, calcolato ogni anno da Transparency International colloca il Brasile a metà classifica, ossia al 76esimo posto (l’Italia non può sorridere, non è molto più su, al 61esimo) su una lista di 167 paesi. Le accuse di corruzione hanno caratterizzato la politica e l’economia brasiliana negli ultimi due anni. Anche di qui deriva la caduta del prodotto lordo degli ultimi due anni.

Nel novembre scorso, l’amministratore delegato di un grande gruppo finanziario brasiliano è stato arrestato per corruzione. Nel maggio scorso, la Presidente Dilma Roussef è stata messa in stato d’accusa e sospesa per sei mesi dall’incarico per una lunga storia di possibile corruzione relativa a decisioni della sua amministrazione e a quella del suo predecessore, Ignacio Lula.

In definitiva, abbiamo davanti un paese con alti e bassi, forse più della media che però ha un andamento di lungo periodo decisamente positivo. Un paese in cui, vittorie e sconfitte, crescita e crisi, tristezza e allegria si mescolano in maniera difficile da leggere per i non brasiliani. È “a tristeza que me faz sorrir”, la tristezza che mi fa sorridere, come dice una celebre canzone brasiliana. La speranza per il futuro, che tutti possiamo condividere, è che la tristezza sia poca e il sorriso sia molto.


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