Provaci ancora Brasile

Dal sertão alle favelas la (ri)scoperta delle radici

Il Brasile per molti di noi è stata un’idea prima di essere un paese. Abbiamo amato la sua musica con passione: la voce suadente di Caetano Veloso, i ritmi forsennati di Gilberto Gil, la poesia divina di Chico Buarque. E dopo le note è arrivata la letteratura. Parola dopo parola abbiamo viaggiato dentro il sertão di Guimarães Rosa e bevuto una caipirinha con Gabriela e Donna Flor, creature di Jorge Amado. Ed ecco che il folle Drummond de Andrade, l’ironico Machado de Assis, la serafica Clarice Lispector, hanno fatto a gara per essere letti da noi. Per molti il Brasile è stato tutto questo. Ma oggi la letteratura di questo paese-continente ha allargato ancora di più i suoi orizzonti ed è diventata una letteratura più complessa, frastagliata, contraddittoria. «Secondo me negli ultimi anni - dice Giorgio de Marchis docente di letteratura portoghese all’università Roma Tre - quello che ho visto nella letteratura brasiliana, e che di fatto non c’era prima, è un forte cosmopolitismo». De Marchis traccia tre tendenze di questo nuovo Brasile letterario «C’è un Brasile che reinterpreta i modelli tradizionali rivoluzionando la forma e il linguaggio». In questa lista rientra il vincitore del premio São Paulo de Literatura Ronaldo Correia de Brito che con il suo romanzo Galiléia mette in scena il sertão del Ceará che per l’autore diventa la chiave per reinterpretare la globalizzazione e il suo disfacimento.

E anche la giovane Andrea del Fuego con Fratelli d’acqua (Feltrinelli) è sulla stessa scia. «Poi c’è un Brasile che vuole espatriare la propria voce» dice Giorgio de Marchis. Un Brasile che non vuole essere identificato, che ha risolto il dilemma di chi è l’uomo o la donna brasiliana. Ed ecco che spesso le storie sono ambientate anche fuori dal Brasile. Basta leggere lo struggente Hanoi di Adriana Lisboa (La Nuova Frontiera) ambientato in Vietnam o Chave de Casa di Tatiana Salem Levy, dove l’autrice va alla ricerca delle sue antiche radici di ebrea turca. «Ma l’aspetto più interessante è sicuramente l’emergere di una letteratura che si è sentita straniera nella propria nazione. La letteratura degli esclusi, la literatura marginal, quella delle favelas o degli afrodiscendenti». Ed ecco brillare su tutti Ferréz che parla delle periferie e del degrado umano in cui sono costretti a vivere i suoi personaggi. Romanzi come Desilusão, Ninguém É Inocente em São Paulo, Os ricos também morrem sono stati grandi successi in patria.

Ma si è fatto vedere anche un esercito di donne. Ana Paula Maia con Di uomini e bestie (La Nuova Frontiera) romanzo sul mattatoio e Ana Maria Gonçalves con Um defeito de Cor che ripercorre la storia della schiavitù, hanno creato di fatto delle pure gemme letterarie. Ma è la veterana Conceição Evaristo ad essere ancora un punto di riferimento. Il suo Becos da memória abitato da una umanità disperata di folli, viados, abitanti delle favela ha reso questa scrittrice quasi un simbolo.

«I brasiliani oggi non si limitano a raccontare una storia - spiega Daniele Petruccioli traduttore dal portoghese - ma sono molto attenti a come raccontarla. Lo stile è tutto, come nell’ultimo romanzo da me tradotto per Fazi La caduta delle consonanti intervocaliche di Cristóvão Tezza».

Anche in Luiz Ruffato, molto conosciuto in Italia, forma e contenuto trovano una sintesi perfetta. Ruffato (come del resto Marcelino Freire) riempie i vuoti della storia brasiliana, capovolge il discorso. Al centro di tutto per Ruffato c’è quel mondo proletario che prima di lui non aveva trovato cittadinanza letteraria. Ed è forse in questa cittadinanza da costruire la novità di questa nuova letteratura brasiliana, letteratura scritta da trenta-quarantenni, che non hanno conosciuto la dittatura militare degli Anni ’60. Libri quindi incoscienti e coraggiosi (compresa la letteratura per ragazzi, basta ricordare Ana Maria Machado che sarà di nuovo tradotta in Italia da Giunti) che abbracciano per intero il paese. Non solo Bahia, Rio e São Paulo. Ma un Brasile che diventa, anche dal punto di vista letterario, un paese-continente da scoprire.


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