Insetti la conquista

Un libro alla settimana

La metafora letteraria «Lo guardò come fosse un insetto» è diffusissima (chi ne avrà la primogenitura?) ma sarebbe il caso di rivederla, visto che il grande phylum animale degli Artropodi - comprendente oltre agli insetti anche crostacei, miriapodi e chelicerati - domina mari e terre emerse e dovrebbe farci scendere dal podio auto-assegnato nella scala dei viventi. Secondo Edward O. Wilson gli insetti non hanno conquistato il mondo solo a causa del guscio chitinoso, che li protegge ma impedisce loro di raggiungere dimensioni rilevanti, cosa che ai mammiferi e agli umani non accade: il nostro scheletro è dentro il corpo.

Chi è più forte, “intelligente”? Un essere che in cent’anni vanta cinquemila generazioni e moltissime mutazioni o uno che nello stesso periodo ne produce solo trenta? Gli zoologi concordano: gli insetti scamperanno meglio di noi a mutamenti climatici ed evoluzioni del Pianeta.

Non snobbiamoli, dice Marco Belpoliti, che di cultura capisce e ora si cimenta con l’universo di esseri minuscoli, apparsi centinaia di milioni di anni fa; per nulla “inferiori”, visto che il livello di organizzazione è sul medesimo piano di quello dei vertebrati.

Ecco dunque api, zanzare, coccinelle, pulci e ragni in un libro affascinante, ben documentato. Una passeggiata con le farfalle di Hermann Hesse e Nabokov, le zanzare di Faulkner, le lucciole di Pasolini, i ragni e le formiche di Calvino, gli insetti di tanti altri intellettuali, da Kafka a Primo Levi. Una visita guidata condotta più da umanista e letterato che da scienziato, che potrà servire a cambiare il nostro sguardo su “piccoletti” (ne sappiamo così poco) dai quali siamo attratti e respinti allo stesso tempo, che comunque ammiriamo. Servirà ad avere più umiltà - visto lo stato in cui abbiamo ridotto Madre Terra – e understatement, come le formiche che dialogano nel fumetto di Johnny Hart: «Che ne pensi dei dinosauri?». «Penso siano stupidi». «Perché, scusa? Sono anche loro un prodotto dell’evoluzione. Si sono tirati su un po’ alla volta dal niente come gli altri, no?». «Appunto! Fossero stati intelligenti si sarebbero fermati quando erano formiche».


[Numero: 38]