Insetti la conquista

Sopravvissuti a ogni catastrofe il loro solo nemico è l’uomo

Se un extraterrestre, libero da qualsiasi narcisismo antropocentrico, cadesse sulla Terra e qualcuno gli chiedesse quali sono gli organismi di maggior successo che vede aggirarsi, sarebbe incerto tra due risposte: forse batteri e virus; più probabilmente insetti. Sono tantissimi, e ancor più sono quelli che ancora non abbiamo scoperto: un esercito di centinaia di migliaia di specie che brulicano ovunque con il loro esoscheletro e le sei zampe. Esistono da così tanto tempo (quasi 300 milioni di anni) che hanno fatto in tempo a mettersi sulla sponda del fiume e a veder passare i cadaveri dei dinosauri (tranne un piccolo gruppo che è sopravvissuto e ha dato origine agli uccelli, i quali tuttora si vendicano divorando insetti).

Bellissimi alcuni, ripugnanti altri, gli insetti hanno escogitato adattamenti incredibili. I pidocchi umani ci hanno scelto come nicchia ecologica e si sono divisi in tre specie: una per i capelli, una per il pube e una per i vestiti; quando si dice la specializzazione. Le farfalle sono capolavori di effimera bellezza, ma acari, zecche e tarme visti da vicino sembrano usciti da un film dell’orrore. Darwin era colpito dalla strategia riproduttiva degli icneumonidi, che paralizzano il cervello delle loro vittime, depongono al loro interno le uova, aspettano che la larva si schiuda e inizi a mangiare dall’interno il corpo dell’ospite, badando però a lasciare per ultimi gli organi vitali in modo che il banchetto possa lentamente proseguire per ore con carne fresca. Se un Creatore ha davvero pensato tutto questo dev’essere un sadico, concluse il naturalista inglese demolendo in un sol colpo alcuni secoli di teologia naturale. In effetti, considerando per esempio l’esistenza di 370mila specie di coleotteri, a fronte delle poche migliaia di mammiferi e di un solo rappresentante rimasto del genere Homo, il problema teologico di spiegare i 370mila tentativi di fare un coleottero è alquanto spinoso.

Gli insetti sono nodi essenziali delle reti ecologiche: sono cibo per pesci, anfibi, rettili, uccelli, mammiferi. Consumano lo sterco, concimano, puliscono le carcasse. Molti sono impollinatori preziosi. Altri infestano le colture, altri sono invece predatori dei parassiti. Oggi la “de-faunazione” sta inaspettatamente colpendo anche loro, i più resistenti. Sono sopravvissuti a tutte le catastrofi, ma rischiano di non farcela davanti all’impatto ecologico di un mammifero bipede di grossa taglia, Homo sapiens, con il quale condividono una caratteristica essenziale: la socialità. Alveari, termitai e formicai sono super-organismi composti da milioni di individui divisi in caste. Certe formiche guerriere ne schiavizzano altre, arruolando le operaie. Qualche volta le schiave si ribellano, e il gioco dell’evoluzione ricomincia. Sembra proprio che gli umani non abbiano inventato niente: certe volte le formiche schiaviste si affidano a tal punto alle loro schiave da diventarne totalmente dipendenti. Come direbbe il filosofo, chi è il servo e chi il padrone?


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