Insetti la conquista

Il nostro antenato moscerino

La storia ricorda un solo caso di “insetto da compagnia”. Era una cimice. Di solito le cimici sono una compagnia indesiderata. Ma non per Charles Darwin. Nel viaggio di cinque anni a bordo del Beagle che lo portò alla scoperta dell’evoluzione biologica ne raccolse un esemplare in Argentina. Si divertiva a osservarlo mentre gonfiava come una zecca succhiandogli il sangue da un dito. Pare che Darwin abbia contratto così il morbo di Chagas. Niente di grave, dal momento che, malaticcio fin da ragazzo, per tutta la vita si portò addosso più malattie di quelle registrate nei trattati di patologia.

Senza arrivare alle cimici da compagnia, dovremmo comunque avere più rispetto per gli insetti. Sono uno dei maggiori successi della natura: esistono da 400 milioni di anni, hanno visto sorgere e scomparire i dinosauri e milioni di altre specie, in una guerra nucleare sarebbero tra i pochi sopravvissuti. Metà degli animali classificati sono insetti: 950 mila su circa 2 milioni. Ma gli entomologi stimano che in realtà le specie di insetti siano 10 milioni. Chissà quante si estingueranno prima di essere scoperte.

Terra, acqua, aria: gli insetti sono gli unici invertebrati in grado di volare. Hanno colonizzato il pianeta dalle calotte polari all’equatore, vivono in sorgenti termali a 50 °C e tra i ghiacci dell’Antartide. Possiedono doti ancora in gran parte incomprese: nel 2013 scienziati svedesi hanno scoperto che di notte gli scarabei stercorari del Sudafrica si orientano con la Via Lattea. Gli insetti sono un successo anche “a peso”. Il “regno” animale vale il 2,5 per cento della biomassa vivente sulla Terra: l’uno per cento è costituito da insetti, un altro 1% da microbi. Vincono i piccoli e i piccolissimi. L’umanità, con 7,5 miliardi di persone, costituisce solo lo 0,02% della biomassa. Il regno vegetale (che ne rappresenta il 97,5%) inventò i fiori cento milioni di anni fa per utilizzare gli insetti nell’impollinazione, non soltanto il vento: gli insetti hanno portato i colori nel verde monotono delle piante.

Ma c’è un motivo più profondo per ammirare gli insetti: a uno di essi, la Drosophila melanogaster, il comune moscerino della frutta, dobbiamo le conoscenze fondamentali della genetica e una scoperta clamorosa: abbiamo il 60 per cento dei geni in comune con quel minuscolo insetto; perché nel corso di centinaia di milioni di anni l’evoluzione ha conservato i caratteri ereditari fondamentali, dalle specie primordiali a Homo sapiens. Lo racconta magistralmente Sam Kean nel libro Il pollice del violinista, un saggio sul DNA appena pubblicato da Adelphi.

L’epopea del moscerino inizia nel 1907 alla Columbia University di New York, dove Thomas Hunt Morgan voleva studiare le mutazioni genetiche, all’epoca ancora da dimostrare. Topi e piccioni si riproducono lentamente. Morgan passò al moscerino della frutta, che ha un ciclo di 12 giorni. Nel cuore di Manhattan allestì la fly room, una stanza disordinata dove marcivano caschi di banane per nutrire moscerini chiusi in bottigliette. Morgan si affiancò due studenti svegli: Alfred Sturtevant e Calvin Bridges. Questi era anche troppo sveglio, specie con le ragazze, e ogni giorno si cacciava nei guai. Il sesso peraltro fu la prima scoperta del fantastico trio: Morgan notò che i moscerini con gli occhi bianchi erano invariabilmente maschi. Quindi i geni di questi due caratteri ereditari dovevano essere associati nello stesso cromosoma, quello che ora chiamiamo Y, il distintivo della mascolinità. Ecco un altro debito verso gli insetti.

Nel 1910 al gruppo dei fly boys si aggregò Hermann Muller, brillante bastian contrario, ma ci vogliono anche quelli. Il lavoro continuò identificando altri geni del moscerino che chiamarono in modi stravaganti: grucho (dal comico Grucho Marx), smurf (puffo)… Nel 1927 Muller trovò il modo di accelerare fortemente le mutazioni irradiando i moscerini con raggi X. Poi emigrò in Germania e se ne pentì. Riparò sotto Stalin e se ne pentì. Tornò in America e nel 1946 fu premiato con il Nobel. Morgan l’aveva preceduto nel 1933. Neanche le briciole per Sturtevant e Bridges, che avevano fatto il grosso del lavoro. Lo spregiudicato imprenditore-genetista Craig Venter chiuderà la saga del moscerino mappandone tutti i 7000 geni nel 1999. Due anni dopo sarà la volta del genoma umano.


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