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Non è ancora stata vinta la battaglia delle donne che fa gli uomini migliori

Chi merita dovrebbe andare avanti, ma le donne sanno che così non è. O meglio, è vero a scuola, all’università, dove le donne superano gli uomini lungo tutto il percorso di studi. Non certo sul lavoro e tanto meno nella carriera, dove si incontrano barriere, nell’ingresso e nella permanenza sul lavoro, con salari sistematicamente più bassi. Non vi porto numeri, ma i numeri dicono questo. Nonostante ciò e con grande determinazione, molte donne ce la fanno lo stesso. Donne e potere. Due parole che accostate esprimono una forte ambivalenza. In una società normale non dovrebbe essere così. Che fatica rompere il tetto di cristallo! Con che facilità si può essere buttate giù da quel tetto, dall’arroganza di un potere maschile che, troppo spesso coopta sulla base della fedeltà e non del merito. Quanto ancora dovremo assistere al sottoutilizzo delle risorse umane femminili, al loro annichilimento? O all’impiego della misoginia sessista contro il loro avanzamento?

Credo che definire “bambolina imbambolata” Virginia Raggi, come ha fatto Vincenzo De Luca nell’ultima direzione del Pd , sia un’offesa sessista e maschilista, ed è indecente sentirla pronunciare da un rappresentante delle istituzioni. Linguaggi, comportamenti, molestie e ricatti sessuali, sono ostacoli aggiuntivi che le donne, nonostante tutto, devono mettere in conto. E nonostante la loro lotta su questo fronte sia ormai di lunga data, non è bastata. Ma non bisogna demordere. Io adoro il coraggio delle donne, quando hanno la capacità di non mollare. Adoro la loro forza, quando difendono la loro identità. Non mi piace il vittimismo, né vedere una donna arrendersi, ritirarsi, rinunciare, anche se ne capisco le motivazioni profonde. No alla pazienza contro l’arroganza e la violenza. Sì alla difesa dei propri diritti e della propria dignità. Nel nostro Paese ci sono tante donne forti, a tutti i livelli. È la nostra grande ricchezza. Ma capita che le donne a volte non ne siano coscienti fino in fondo. E invece sono tante, e unite sono una potenza. I luoghi decisionali politici si sono tinti di rosa negli ultimi anni, perlomeno nel Parlamento italiano ed europeo, come nel Governo. È anche questo segno di grande forza. Anche se importante sarà quello che le donne riusciranno a fare all’interno delle istituzioni.

Ma i successi si alternano agli insuccessi e le ultime elezioni comunali sono state deludenti, le donne sono appena il 13,4% dei sindaci eletti. E non crediate che nelle Regioni, in precedenza, le cose siano andate bene. I numeri parlano chiaro. Insomma, forti sì, ma non ancora abbastanza, e con alti e bassi, si va avanti, ma si va anche indietro. In Italia si cominciano a contare tante professore ordinarie, ma sono sempre una percentuale bassa, 20%, e così le donne rettore, solo 6 in totale, le dirigenti di ricerca, le primarie negli ospedali, 14,7%, senza parlare delle ambasciatrici. La presenza delle donne cresce, passo dopo passo, anche delle imprenditrici, ma ancora troppo lentamente anche nel settore pubblico.

Se non ci fosse stata la legge Golfo-Mosca nei cda delle imprese staremmo ancora indietrissimo. E invece quella legge è servita a raggiungere risultati impensabili prima. Anche se bisogna vedere che cosa succederà quando verranno a mancare i vincoli di legge. C’è bisogno di uno scossone per fare un ulteriore balzo. La lotta per i diritti delle donne è lotta per un mondo migliore per tutti, anche per gli uomini. È lotta per la felicità che può intrecciarsi con quella degli uomini che ne capiscono la portata rivoluzionaria. Ci guadagneranno tanto anche loro. La possibilità di raggiungere tali risultati dipenderà anche dalla capacità delle donne di essere unite.

Quanto siamo disposte a batterci per noi stesse, a prenderci cura di noi, oltre che a farlo per gli altri? Quanto vogliamo metterci in gioco ed esprimere realmente la nostra forza e le nostre potenzialità per un mondo migliore per tutti? Questi sono gli interrogativi fondamentali a cui dobbiamo dare risposte. Se si continua a delegare questa battaglia, il percorso continuerà ad essere ad ostacoli per tutte. È necessario che la politica dia una svolta su questo terreno. Ricordiamoci che se il mondo vi sembra sempre più disumano, «la sua umanizzazione passa attraverso il corpo delle donne», come dice saggiamente da tempo Alessandra Bocchetti, nostra grande femminista. Una grande opportunità è alle porte. Hillary Clinton, una donna consapevole della portata di questa sfida ha grandi chances di diventare la Presidente più potente del mondo. Se succederà, potrà imprimere una svolta epocale, e la sua vittoria diventerà simbolica e di esempio per tutte. Ma le donne dovranno essere pronte, e comprendere che di nuovo è giunto il momento di essere le protagoniste di questa lunga battaglia, non ancora vinta.


[Numero: 37]