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Il bastone di mia bisnonna Veronica

La mia bisnonna Veronica era famosa per il suo bastone di legno di tasso con cui ha governato le sue bestie, la sua casa, il suo mondo. Io stesso ricordo quel bastone, ricordo la Veronica nella sua estrema vecchiaia che vi si sorreggeva con una certa qual leggiadra precarietà, ricordo quella vecchia che mi arrivava sì e no alla spalla e riusciva a guardarmi dall’alto. Mi hanno raccontato a suo tempo le mie zie, le sue nipoti, di come con quel bastone avesse imposto la sua autorità addirittura al genero, il loro temutissimo padre, universalmente conosciuto e stimato come Il Garibaldi, a cui la suocera arrivava sì e no al torace. Si narra che quando Il Garibaldi si attardava oltre il tollerabile all’osteria, la Veronica si ficcasse il fido bastone sotto il tabarro e si ponesse in attesa tra le ombre del porticato non troppo vicino all’osteria; la Veronica si vedeva e non si vedeva, il suo bastone era invisibile, ma ambedue erano ben presenti e vivi, a tal punto che Il Garibaldi non tardava a congedarsi da sbevazzi e compari e prendeva la strada di casa. Questo senza che forse corsa una parola, uno sguardo, un avviso, mistero sul modo in cui la veronichesca presenza potesse annunciarsi e imporsi. Interessante è che tutto il paese era a conoscenza della ronda armata della suocera, ma mai è venuta meno l’universale considerazione per Il Garibaldi, né è mai stata in discussione la sua dignità. In quel mondo di ignoranti e mezzi animali, in quelle vite di miseria, maschi e femmine sapevano solo assolvere il mandato della conservazione della specie, ed è inimmaginabile che la specie potesse conservarsi e rafforzarsi senza un equilibrio tra i sessi, tra i poteri e le prerogative e i loro strumenti. Accettata l’estinzione della specie come orizzonte plausibile, ora la Veronica e Il Garibaldi non sono che delle vecchie storie di dubbia utilità.


[Numero: 37]