costruire castelli di sabbia

Quelle colonie che han fatto la Nazione

Ci sono disseminati lungo la Riviera Romagnola in posizione di prestigio fronte mare e nel folto della millenaria pineta litorale, alcuni milioni di metri cubi di buon cemento armato, cemento antica maniera, armonico e funzionale, che vanno dissolvendosi nel paziente lavorio del salmastro e del ravaneto, una cura demolitoria certosina che andrà protraendosi almeno per un secolo ancora. Per quel tempo allora saranno per sempre soppresse le vestigia dell’unico vero grande programma di salvezza nazionale che si sia dato il Paese, le colonie elioterapiche marine per l’infanzia, la ragazzaglia e la maternità nutrice.

Un programma di vastità e ambizione novecentesche messo in opera e concluso nell’arco di tre generazioni; un miracolo sanitario e sociale, visto che per buona metà del secolo appena trascorso i figli e le madri del popolo erano a endemico rischio di rachitismo, tubercolosi, sfibramento, consunzione, avitaminosi, denutrizione, per non dire di regionali endemie di pellagra e scorbuto precosi; terapia elettiva, sole, mare e tre pasti al giorno più merenda.

Mi fa una qualche tenerezza rinvenire nella maceria ancora ben leggibili le sigle dei committenti, degli edificatori salutari. Opera Nazionale Balilla, Opera Nazionale Maternità e Infanzia, Opera Nazionale Orfani semplici del lavoro e di guerra, Opera Diocesana Materna Pio XI, Casa del Fanciullo Comune di Milano, Ente Mutualistico Lavoratori Lapidei, Mutua Lavoratori dello Spettacolo, Ente Comunale Assistenza alle Madri, Istituto Ricostruzione Industriale, AGIP, IACP, Società Mutuo Soccorso L’Impavida, e ancora e ancora.

Parrebbe che nessuno si sia tirato indietro. E ne è venuta in conclusione una generazione in gagliarda salute e mesta sterilità che alloggia a mezza pensione accanto alle rovine e neppure sospetta di esserne l’ultimo imperfetto successo.


[Numero: 36]