ucraina amore e guerra

Scusate, ma la Crimea è genovese

Ci sono andato una volta in Ucraina, tanto tempo fa, al tempo dei sovietici, eravamo in tre amiconi e ci siamo arrivati per una strada in un campo di girasoli che durava da un giorno e mezza nottata, a un certo punto in mezzo alla strada c’era una baracca con dentro una lampada a kerosene e un milite in ciabatte e di lì in poi si capiva che cominciava l’Ucraina. Ricordo che il milite non volle che portassimo nel suo paese i girasoli che avevamo raccolto nel campo dalla parte di qua, che allora era romena e adesso vallo a sapere magari è moldava, e questo mi parve una stranezza parecchio antisovietica e avversa all’amicizia tra i popoli; morivamo tutti quanti di sonno, in un paio di ore sì e no avevamo già espletato le formalità di frontiera, a quel tempo bastava avere un po’ di pazienza e si andava dappertutto. Il campo di girasoli è durato per il resto della notte, una notte ucraina piuttosto tenebrosa, al mattino c’era un paese e un fiume, nel pomeriggio c’era anche una pompa di benzina e un posto dove davano salsiccine arrostite con verza, patate e birra, ci sembrava tutto quanto tale e quale in Romania, o Moldavia, ma eravamo viaggiatori di rara ignoranza. Secondo me l’ignoranza è il primo problema ucraino; nello specifico l’ignoranza di tutti quelli che da mille anni vanno e vengono per quel paese senza la minima idea di dove cominci e dove finisca, e l’unica cosa che sanno è che lì c’è da mangiare per mezzo mondo, così che i malintesi si sprecano e succedono i morti a milioni. Però lì c’è una cosa che si capisce subito dove comincia e finisce, ed è la Crimea, che non si può proprio confondere con nient’altro. È verso la Crimea che stavamo andando ai tempi sovietici, perché, mi dispiace dirlo, ma la Crimea non è né russa né ucraina, tatara, polacca o che so io, ma la Crimea è genovese, e volevamo riprendercela.

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