ucraina amore e guerra

Corruzione e deficit, gli ostacoli alla crescita vengono dall’interno

Nel 2015 il prodotto interno lordo dell’Ucraina si è ridotto di quasi il dieci per cento; nel 2014 si era ridotto del 6,6 per cento. Nella meticolosa classifica della CIA, in quanto a crescita economica l’Ucraina si colloca nel 2015 al 220esimo posto su 225 paesi, allo stesso livello della Siria. E ha in comune con la Siria una situazione poco invidiabile: quella di una guerra civile in corso, meno cruenta di quella siriana ma ugualmente devastante sul piano economico, attorno alla quale, come nel caso siriano, si muovono interessi internazionali contrapposti.

Un breve sguardo alla struttura economica ucraina mostra come si tratti di un paese difficilmente in grado di stare in piedi da solo: un paese dal quale si emigra, nel quale il deficit demografico si aggiunge al deficit energetico e al deficit della finanza pubblica. Un paese che importa quasi la metà dell’elettricità che utilizza ed è quindi costretto a dipendere dai vicini e dal resto del mondo per sopravvivere e che sfrutta la sua posizione geografica di punto di passaggio di alcuni dei maggiori oleodotti e gasdotti del mondo per cercare di ottenere prestiti che gli hanno consentito finora di vivere alla giornata. Un insieme di elementi il cui precario equilibrio è precariamente garantito da un fattore comune: la corruzione. Anche nella celebre lista di Transparency International sulla corruzione percepita, l’Ucraina è agli ultimi posti.

Paradossalmente proprio la corruzione sembra essere sia il principale collante che riesce a mandare avanti il Paese giorno dopo giorno sia l’elemento che maggiormente ostacola le riforme. Il Fondo Monetario è stato generosissimo con l’Ucraina su pressione americana (mentre parallelamente si mostrava severo con la Grecia) e la Russia, dal canto suo, ha ripetutamente concesso rinvii e sconti alla “bolletta petrolifera” che il paese deve pagare a Mosca, un inverno dopo l’altro, per non morire di freddo: gli oleodotti russi, infatti, sono l’unico sistema per far arrivare il petrolio necessario a far girare le centrali elettriche. I soldi che dovevano avviare il cambiamento nel paese sono scivolati via verso impieghi inefficienti.

Nel frattempo, il male ucraino si è trasformato in una catastrofe europea: le sanzioni che Russia e Unione Europea si sono mutualmente decretate hanno potentemente contribuito a mandare in crisi l’economia russa ma hanno anche sottratto alla crescita dell’Italia nel 2015 un valore aggiunto stimabile nello 0,2 per cento, non certo irrilevante per un paese che è cresciuto al tasso dell’uno per cento.

Se proprio si vuol vedere un barlume di luce in fondo a questo buio tunnel bisogna considerare che è difficile peggiorare ancora e che qualche segnale di risveglio della coscienza civile e delle attività economiche si è registrato negli ultimi mesi con un cambio di governi. Proprio questo risveglio potrebbe far sì che vecchi discorsi di crescita vengano riannodati e gli orizzonti ritornino sereni.

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