federer sono soltanto un tennista

Una coda di cavallo sul prato di Wimbledon

Il talento era evidente fin dall’inizio, l’eleganza no, almeno non senza racchetta.

Roger Federer si presenta al mondo come un Ibrahimovic della prima ora, in realtà come qualsiasi ragazzo adolescente negli Anni Novanta: capello gonfio, spesso portato con la riga in mezzo che alimenta l’effetto tenda. Le pettinature di quel periodo sono un incrocio tra omaggi mal riusciti a vari idoli del pop e cattivo gusto assortito. Per Federer l’acconciatura da subito diventa un tratto distintivo e in qualche strano modo si allinea alla carriera. Segue la sua evoluzione, raggiunge il taglio perfetto proprio mentre lui diventa il re del suo tempo.

Pensare che da bambino sfoggiava un adorabile caschetto biondo, richiamato poi maldestramente da discutibili tinte platino in una fase intermedia tra il giovane prodigio e il professionista. Passa dal «blondie» a mèches più punk (e ancora meno guardabili) nel periodo in cui stupisce tutti da junior. Poi lascia crescere i boccoli, con la volontà ribelle di differenziarsi e nelle prime stagioni tra i grandi offre il peggio davanti allo specchio, il meglio sul campo.

Quando intuisce che non ha certo bisogno di capigliature bizzarre per essere Roger Federer si fa liscio, con una stirata cerca una cifra che non sa ancora come trovare e insieme al primo tentativo di ordine arriva pure la revisione del guardaroba. Via le combinazioni assurde, restano colori sbagliati e materiali traslucidi ma lo svizzero di Basilea inizia a circolare per il mondo e si vede.

Vince il primo Wimbledon con la coda di cavallo. Quel giorno tutti sanno che è l’inizio di una collezione inimitabile, pochi scommetterebbero sull’uomo capace di esaltare il total white. Manca ancora molta strada all’ingresso cinematografico con la sacca inamidata, il completo immacolato e l’aria compiaciuta. La metamorfosi è lenta però costante. Accorcia la chioma, si innamora delle collanine di legno da villaggio vacanza e quando si fidanza con la futura moglie Mirka ricasca in una combinazione da prima ora con la frangia lunga e la cravatta argentata. Troppi tornei per curare i dettagli, solo che nel frattempo diventa il Signor tennis e allora serve un aiuto esterno, una mano che sancisca la classe assoluta. Ci pensano gli sponsor.

Sforbiciata a tutti i difetti: la sfumatura è ideale, l’orologio importante, le divise da gioco pensate per esaltare l’unicità. Si emancipa in fretta dai consigli per le sedute fotografiche e diventa il cavaliere bianco. Monocromatico, essenziale: puro Federer.


[Numero: 34]