federer sono soltanto un tennista

Tutte le volte che Federer mi ha preso in ostaggio

Ho giocato svariatissime volte contro Roger Federer. L’ho fatto in tornei sociali, in tornei aziendali e in altre occasioni che non voglio ricordare.

La prima volta Roger mi è apparso sotto le vesti di Aristide Borzacchini, un autotrasportatore di materiale combustibile, piuttosto facoltoso se non addirittura ricco, che mi attirava a rete con delle pallette corte che non erano neppure dei dropshot, ma proprio palle corte, cioè diversamente lunghe, che mi lasciavano attonito nella cosiddetta terra di nessuno, nella terra in cui tennisticamente ti consegni al nemico come un ostaggio, proprio come un ostaggio da scambiare che avanza per primo su qualche ponte, quanti ne abbiamo visti nei film. Restituita la palla mi facevo trafiggere da dei passantini tirati quasi di contraggenio, così, solo per chiudere la vicenda, per me triste. Nel farmi tutto questo il Borzacchini celava un piccolo ghigno da ricco, una puntura ripetuta ad ogni punto, fino allo score finale, impietoso.

Nel farmi tutto questo il Borzacchini celava un piccolo ghigno da ricco, una puntura ripetuta ad ogni punto, fino allo score finale, impietoso.

Un’altra volta Federer aveva le sembianze di Otello Contadini, un organizzatore di eventi famoso in zona per aver fatto venire ad esibirsi in piazza i Ricchi e i Poveri quando erano ancora in quattro, i Cugini di Campagna quando stavano ancora in centro e Paola senza Chiara. Ebbene, costui opponeva al mio back di rovescio un rovescio in top strettissimo che mi faceva sempre finire vicino alle cassettine dove c’è la segatura per afferrare meglio la racchetta, quasi verso il cancello dell’uscita dove sta scritto il numero del campo, il quattro. Finito laggiù, gli bastava, neanche tanto forte, tirare un diritto puramente conservativo, senza bisogno di sbracciare, che chiudeva troppe volte il punto.

costui opponeva al mio back di rovescio un rovescio in top strettissimo che mi faceva sempre finire vicino alle cassettine dove c’è la segatura per afferrare meglio la racchetta, quasi verso il cancello dell’uscita

Fino ad arrivare a ieri, quando lo svizzero si chiamava Giacomo Borlenghi, fioraio, di quelli che lavorano all’ingrosso, cioè che servono i negozi, che hanno rapporti con le serre e non aspettano il due di novembre per fare i soldi con i defunti. Costui veniva a rete anche sulla seconda di servizio e io prima di capirci qualcosa ero già sotto la doccia, anzi, a casa, perché io la doccia la faccio a casa dove ho tutti i miei olii defatiganti.

Ecco, tutto questo per dire che a tennis c’è sempre uno più forte di te, e questo uno per me è, e sarà sempre, Roger Federer.


[Numero: 34]