federer sono soltanto un tennista

È il campione che fa il brand o il brand che fa il campione?

Oggi, a tutti gli effetti, possiamo parlare di una vera e propria invasione di campo. Che lo sport sia di moda non è d’originalità assoluta come non lo è il forte impatto che il tennis ha nell’immaginifico modaiolo. Prima però ha dovuto abbattere, per imporsi in modo tanto prepotente, una certa ritrosia dovuta all’idea di snobismo che si portava dietro: disciplina elitaria amata solo dalle caste. Niente di più sbagliato, il tennis oggi è uno degli sport più praticati al mondo, dunque è normale che generi un business capace di partire proprio dal culto dell’eleganza associato ai campi rossi e alle loro divise. Gonne bianche impeccabili che negli anni hanno lasciato il passo a capi sgargianti, comodi, leggerissimi, tecnici, traspiranti e persino sexy. I codici tradizionali hanno subìto un declino a favore di suggestioni ispirate da personaggi iconici che si sono prestati a dialogare con la moda forti della loro presa popolare. Sulle passerelle di Wimbledon passando per gli Us Open e all’Australian Open è lì che sfila lo stile. All’inizio furono René Lacoste e il nostro Sergio Tacchini e tutto si giocava sul color latte, dominante non oltre gli anni Settanta, fino ad arrivare all’esplosione dei grandi marchi come la statunitense Paterson, nata nel 2015 dall’idea di German Nieves che si è ispirato in collezione ad Andre Agassi, oppure Adidas e Nike che propongono capi sempre più vicini al prêt-à-porter. Stefano Dominella, presidente tessile Unindustria ha curato mostre sul binomio vincente: «La moda ha sempre guardato allo sport come fonte d’ispirazione. Sarà perché alcune discipline, tennis in testa assieme al golf e al polo, restituiscono un’aura di eleganza décontracté, di semplicità ricercata. La stessa che conquistò Hermès e poi Gucci, Ralph Laurent e addirittura Armani che dedicò negli anni ’80 un’intera collezione a Tennis, Polo e Golf. Perché lo sport è tante cose e facilmente si può trasferire nella quotidianità, non impegna ma resta chic, può rappresentare un’appartenenza se associato a un club. Un tempo giocare a tennis per una donna significava una corsia preferenziale nell’opportunità di inciampare nel possibile marito vantaggioso, l’iscrizione a un club, la chiave per nuove e convenienti conoscenze. Meno strategicamente, sport è una camicia bianca, un paio di bermuda, un cardigan, delle Superga bianche. Le mode passano ma l’influenza sport è un continuativo».

Il settore “activeweare” rende molto e l’abbigliamento “athleisure” fa crescere l’offerta del 50% l’anno. La collaborazione tra marchi sportivi e marchi del lusso aiuta questi e quelli; i primi ricevono una spinta verso la moda di gusto sempre più attenta allo stile e agli altri arriva un’iniezione di modernità, grazie all’ingresso di stilisti giovani che sanno anticipare le tendenze. Gli stilisti decontestualizzano gli elementi iconici dell’abbigliamento tecnico e casual e li trasformano nei nuovi trend.

Quanto la moda ha preso dal tennis e quanto il tennis si è servito della moda, un dare avere che al bilancino regala parità. Precursore fu Fred Perry, campione del mondo, che fondò una sua linea di abbigliamento di gran fama internazionale. Le sorelle Williams campionesse di tennis, da anni hanno diversificato la loro attività. Venus ha lanciato la linea EleVen, con capi venduti sotto i 20 dollari, richiestissima. Lontani i tempi di Lea Pericoli, sempre elegante in campo, che curava personalmente i suoi completini e che lanciò la gonna a pieghe corta con polo di piquet nido d’ape, senza per questo farne commercio. Rimase famosa anche per le sue acconciature, fu la pioniera in fatto di gambe scoperte con rouches, pizzi, e persino biancheria intima in vista e si affermò per caparbietà e tenacia del gioco. Il suo tennis fu atletico e difensivo, e la sua immagine rivoluzionò completamente il modo di pensare e soprattutto di vestire.

Oggi si guarda alle tutine catarifrangenti delle sorelle Williams e, incidenti a parte, a Maria Sharapova e alle sue divise colorate fluo anche se, sostengono i tecnici del brand, non è tanto il campione a dettare la tendenza quanto il marchio a imporre allo sportivo di successo il suo abbigliamento, dal cappellino alle scarpe. Sono affari d’oro per entrambi, finché si dura ai vertici delle classifiche.


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