perché non possiamo non dirci inglesi

Spegni la tua mente, rilassati e abbandonati alla corrente

Sesso, droga, rock’n’roll, la classica triade d’epoca. Ma anche la scoperta delle potenzialità dell’individuo, per correre più veloci nelle speranze e nei miti dei Sessanta, uscendo dalla bambagia inconsapevole dell’adolescenza prolungata. E luoghi della natia Liverpool, e personaggi simbolo della società dell’epoca, sullo sfondo delle avventure che si andavano disegnando. Senza Inghilterra non ci sarebbero stati Beatles. Con i loro calembours, le metafore, la sfrontatezza, l’eccezionalità di un’opera originale: attenta ai maestri musicali coevi, ma totalmente libera nell’invenzione e nella narrativa.

TICKET TO RIDE (1965, Lp “Help!)

«Penso che diventerò triste/Penso che sia perché oggi, sì/La ragazza che mi sta facendo impazzire/Se ne sta andando via... Ha un biglietto per viaggiare/Ma non le importa». I doppi sensi attribuiti al brano sono credibili per la scanzonatezza dell’atmosfera: il «ticket to ride» sarebbe in realtà legato all’ingresso nel quartiere a luci rosse St. Pauli di Amburgo, dove i Fab Four si erano spesso esibiti nei primi anni. Le ragazze in offerta nella zona dovevano essere dotate di un documento che ne certificasse la buona salute, e John Lennon (che usava condurvi gli amici che lo andavano a trovare) lo chiamava brutalmente “ticket to ride”, un biglietto per cavalcare.

NOWHERE MAN (1965, Robber Soul)

«Lui è un vero uomo di nessun-luogo/Seduto sulla sua terra di nessuno... Non ha un suo punto di vista/Non sa dove sta andando/Non è un pochino come te e me?» . Il primo testo che fugge dalle tematiche amorose beatlesiane, ed entra nella nascita di una nuova coscienza collettiva. John Lennon si attribuì la paternità intera del brano: un uomo perduto dentro una personalità incerta intuisce all’improvviso le potenzialità che ha in sé ( «tu non sai cosa stai perdendo/uomo inesistente, il mondo/ Aspetta i tuoi ordini» ). Un’illuminazione, dopo aver ascoltato Bob Dylan.

Eleanor Rigby (1966, 45 giri)

«Ah, guarda a tutta la gente sola/Eleanor Rigby raccoglie il riso/Nella chiesa dopo un matrimonio/Vive in un sogno/Aspetta alla finestra». Il più celebre dei brani che mostrano sensibilità verso la solitudine, soprattutto un tema di Paul McCartney: «Militavo nei Boy Scout e mi accadeva di far visita agli anziani, li ascoltavo mentre parlavano della guerra, era come se mi costruissi un patrimonio di personaggi, perché mi sarebbe piaciuto diventare scrittore». La protagonista prende il nome da una tomba nel cimitero nel quale Paul e John andavano a fumare di nascosto.

Tomorrow Never Knows (1966, Revolver) «Spegni la tua mente, rilassati e abbandonati alla corrente/Non è morire, non è morire/Lascia perdere i pensieri/Arrenditi al vuoto/È risplendere, è risplendere...». Pare proprio sia il primo sull’acido, questo brano allucinato e distorto, assai innovativo, tutto a cura di John Lennon, ispirato dalla lettura di «The Psychedelic Experience: A Manual Based on the Tibetan Book of the Dead», pubblicato nel ‘64 da Timothy Leary e altri. John raccontò di aver dato retta a Leary («Prendetelo»): «Seguii gli insegnamenti e scrissi la canzone». Riprese alla lettera il testo di Leary: «Turn off Your Mind, relax, Float downstream». Sempre di Lennon, l’idea di avere sullo sfondo voci di monaci salmodianti. La canzone suona presagio, oltre che dell’ampio consumo di droghe, della fascinazione che avrebbe poi portato i Fab Four in India.

Magical Mistery Tour (1967, album omonimo)

«Venite, venite tutti al magico viaggio nel mistero/Venite a prenotarvi/Il magico viaggio nel mistero aspetta di portarvi via... soddisfazione garantita». La canzone che dà il titolo al film per la tv dei Beatles girato nel ‘67 ha invece a che fare con un altro fenomeno d’epoca, gli hippies: «Il magico viaggio nel mistero spera di portarvi via» cantano con McCartney, affascinato dal pullman fluorescente che viaggiava sulla costa occidentale degli Stati Uniti con gli apostoli dell’amore e pace: pensava fossero assai più seri e devoti alla causa rispetto ai britannici. Anche qui, c’è la metafora del viaggio con l’acido, sebbene il titolo arrivasse dai Mistery Tour con destinazione ignota organizzati in Gran Bretagna per far divertire i pensionati.


[Numero: 32]