umano troppo umano

Un giorno un umano sparerà e l’androide gocciolerà sangue

La scienza informatica e la fantascienza letteraria del Novecento sono popolate di robot, o automi antropomorfi, e di androidi, o automi indistinguibili dall’uomo.

I primi veri robot compaiono, insieme alla parola stessa (che significa “lavoratore forzato”), nel 1920 in R.U.R. di Karel Capek, che ispirò nel 1926 il film Metropolis di Fritz Lang. Ma naturalmente il loro cantore è Isaac Asimov, i cui robot obbediscono alle tre leggi della robotica: non devono recar danno agli esseri umani, devono essere obbedienti, e devono autoproteggersi. In seguito Asimov aggiunse le leggi dell’umanica, fra le quali quella che gli esseri umani non devono recar danno ai robot.

Più interessanti dei robot, che in fondo non sono altro che schiavi meccanici ispirati all’automazione del lavoro industriale, sono le macchine indistinguibili dall’uomo rese popolari nel 1968 dal romanzo Gli androidi sognano pecore elettriche? di Philip Dick, e nel 1982 dal susseguente film Blade Runner di Ridley Scott. L’altra faccia della medaglia è l’uomo indistinguibile dalle macchine chiamato cyborg, un termine coniato da due medici nel 1960 per descrivere le situazioni di adattamento dell’uomo alla vita nello spazio.

Il cyborg è il punto d’arrivo dell’uomo protesico inaugurato dall’ingegneria delle ali di Dedalo, proseguito dalla medicina delle protesi artificiali, dei trapianti d’organo e delle terapie chimiche e genetiche, e culminato nel 1984 nel Neuromante di William Gibson, i cui personaggi sono una selva di innesti meccanici ed elettronici che possono entrare in comunicazione diretta con i computer e la rete mediante collegamenti neuronali, oggi popolari grazie alla trilogia Matrix di Andy e Larry Wachowski.

Il problema del cyborg è complementare a quello dell’androide: non più sapere quando una macchina è diventata umana, ma quando un uomo è diventato meccanico

Il problema del cyborg è complementare a quello dell’androide: non più sapere quando una macchina è diventata umana, ma quando un uomo è diventato meccanico. Dick l’ha sintetizzato metaforicamente nel saggio L’androide e l’umano: “Un giorno forse vedremo un uomo sparare a un androide appena uscito da una fabbrica di creature artificiali e l’androide, con grande sorpresa dell’uomo, prenderà a sanguinare. L’androide sparerà di rimando e, con sua grande sorpresa, vedrà una voluta di fumo levarsi dalla pompa elettrica che si trova al posto del cuore dell’uomo. Sarà un grande momento di verità per entrambi.” Non ci resta altro che aspettare e sperare.


[Numero: 31]