Putin Possiamo fidarci di questuomo

Quel puntino di luce nera in mezzo agli occhi

Vado pazzo per Vladimir Putin,
letteralmente. È per via di quei suoi
occhietti, del puntino di luce nera

in mezzo. So cos’è quel punto di luce,
è un pulsante, e l’ho avuto per le mani
un’infinità di volte.
Al tempo che mi onoravo di recensire
videogames per una rivista culturale molto seria, e ho passato non oso dire quanto

tempo arditamente impegnato con

un simulatore di combattimento tra

il sovietico MIG 29 e l’F16 Nato.

Similmente andavo pazzo per il MIG 29.

Era di linea più bello e il suo volo

più elegante, non c’è dubbio, ma non è questo che fa vincere le battaglie. Per vincere,

il MIG aveva, chissà se c’è ancora,

un pulsante che l‘F16 non ha. Quel pulsante nero consente al pilota di disattivare

le protezioni che gli impediscono di forzare oltre il limite il motore e la delicata struttura del velivolo, gli mette tra le mani una furia scatenata e imbattibile. O va in mille pezzi o il duello è suo. Ho guerreggiato per centinaia di ore sul MIG, ma di duelli non ne ho mai vinto uno e nemmeno sono mai andato

in frantumi perché quel pulsante non l’ho mai premuto. Per farlo bisogna essere molto determinati e molto romantici. Pazzi.

O russi. Vladimir Putin non è una bellezza, si vede; è molto più bello il signor Stoltenberg, ma il segretario della Nato quel pulsante negli occhi non ce l’ha, e se ce l’avesse non avrebbe come me le palle per premerlo.

Ho la ferma convinzione che una terza
guerra mondiale non ci sarà, non quella lì,
ma il videogame che mi ha trastullato va ora benissimo per tenere occupati
il signor Stoltenberg, che altrimenti non avrebbe ragione di essere, e Vladimir Putin. Che è un nemico del popolo che il popolo adora, proprio in virtù di quel pulsante negli occhi, luce di distruzione, luce di redenzione. Molto russo, da andarci pazzi.


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