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Prepariamoci: a rischio milioni di posti di lavoro

L’avanzata dei robot può mettere a rischio milioni di posti di lavoro e tocca alla politica saper decidere e istituire garanzie nuove che per evitare una nefasta spirale negativa dell’economia globale. Nel premiato The Rise of Robots (edito da Basic Books, non ancora tradotto in italiano), Martin Ford, economista nato in Inghilterra e cresciuto negli Stati Uniti apre lo sguardo, con i numeri, senza lamentele, su un futuro ineluttabile, con l’ambizione di una proposta.

Il suo libro sembra quasi un’ultima chiamata ai leader mondiali. Il futuro del “nostro sistema” sembra a rischio. La prima domanda è dunque: perché non ci siamo accorti prima di ciò che stava accadendo? I politici e gli economisti guardavano i numeri sbagliati?

La più grande ragione per cui le persone, e specialmente gli economisti, sono lenti a comprendere il tema dei robot è la lunga storia di falsi allarmi. Duecento anni fa in Inghilterra i Luddisti temevano che le macchine avrebbero preso il loro posto di lavoro. Nel 1964, più di cinquant’anni fa, fu presentato un report ufficiale al presidente Lyndon Johnson in cui si parlava di milioni di lavori persi a causa dell’automazione industriale. Erano paure premature. Ora, infine, la tecnologia che giustifichi quei timori sta arrivando. Ma ci sono stati così tanti falsi allarmi nel passato che le persone tendono a rimuovere il problema.

La più grande ragione per cui le persone, e specialmente gli economisti, sono lenti a comprendere il tema dei robot è la lunga storia di falsi allarmi. Erano paure premature. Ora, infine, la tecnologia che giustifichi quei timori sta arrivando

Le notizie di questi mesi in Europa ci dicono di minacce agli autisti di Uber o di leggi anti-sharing economy, e stiamo parlando di tecnologie con un valore dirompente piuttosto basso rispetto all’automazione di cui ha scritto. Come dovremmo affrontare la disruption?

È vero che le innovazioni come Uber hanno un impatto che si percepisce lentamente e possono rappresentare solo l’avanguardia del cambiamento. Per esempio Uber ha una grande struttura che lavora sulle auto senza guidatore. Oggi Uber crea posti di lavoro, ma questo potrebbe cambiare nel futuro. Penso che sia importante che i politici e i governi inizino a capire e si concentrino sul problema. I processi politici sono davvero lenti e non vorremmo davvero aspettare fino all’ultimo momento.

Come possiamo superare la visione apocalittica dei robot che prendono il controllo dell’umanità?

Io mi sono concentrato per lo più su questioni economiche: come ci adattiamo a un mondo in cui i robot prenderanno molti più posti di lavoro? Credo che questo sia il problema principale che affronteremo nei prossimi decenni. Se guardiamo più lontano - forse trenta o più anni - è possibile che la “vera” intelligenza artificiale, macchine in grado di pensare come le persone, potrebbero essere una possibilità. Questo sarebbe straordinariamente dirompente, ed è la preoccupazione espressa per esempio da Stephen Hawking. Io credo che questo forse sarà un problema sul lungo termine. Ma ora la questione più importante è l’impatto sui posti di lavoro e la distribuzione del reddito mentre macchine e software svolgeranno lavori prevedibili e routinari.

Pensa che ci siano Paesi o politiche più preparate di altre di fronte alla minaccia della disoccupazione di massa?

Sul lungo termine penso che dovremo considerare una soluzione radicale con un reddito di base garantito. Non ci sono Paesi che hanno già questa politica, anche se la Finlandia sembra muoversi in questa direzione. In generale i Paesi scandinavi hanno una rete sociale molto forte e questo renderà più semplice per loro resistere all’effetto dell’automazione. È importante capire che parliamo di un fenomeno nuovo e avremo veramente bisogno di nuove decisioni per affrontarlo.

Sul lungo termine penso che dovremo considerare una soluzione radicale con un reddito di base garantito

Ha scritto che le “automobili potrebbero non essere più uno status symbol”. Nel 2030 anche la professione di una persona sarà meno uno status sociale?

Sì. Un futuro in cui le macchine lavorano di più potrebbe portare i nostri mestieri e i titoli professionali a essere meno centrali rispetto al nostro status, alla nostra autostima. Potrebbe essere una buona cosa: dovremmo imparare a dare valore ad altre cose, scoprire altro che ci realizzi oltre al lavoro.

La crescente ineguaglianza è una minaccia all’economia mondiale già oggi. Nuove politiche economiche non convenzionali possono portare a un equilibrio?

Sì, penso che l’estrema ineguaglianza minaccerà l’economia. Abbiamo bisogno di consumatori autosufficienti che possano comprare i prodotti e i servizi che vendiamo, altrimenti corriamo il rischio di una stagnazione o anche di una spirale deflazionaria. Questo è il motivo per cui sostengo una politica che può sembrare radicale, il reddito garantito di base. Penso sia una via per adattare l’economia di mercato alla realtà delle future tecnologie e assicurare che tutti nelle nostre società possano beneficiare dello straordinario progresso che vedremo nei prossimi decenni.


[Numero: 31]