umano troppo umano

Niente paure, investiamo e quel mercato crescerà

«Invece di starcene qui a tremare, investiamo seriamente sui robot. Per l’Italia potrebbe aprirsi un mercato enorme». Paolo Dario, direttore dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, è un pioniere dell’automazione. È stato il primo, nel 2000, a portare nei laboratori il concetto di etica delle macchine. Grazie ai robot, spiega, potranno nascere migliaia di nuovi posti di lavoro.

Professore, tra quanti anni incontreremo i robot umanoidi negli uffici, nei magazzini e nelle corsie degli ospedale?

Pensavo tra qualche decina di anni, invece no. Succederà prima, perché la ricerca e la rete si stanno sviluppando sempre più rapidamente.

Quindi ha ragione chi sostiene che l’avanzata dei robot minaccia l’occupazione?

Non capisco perché la gente se la prenda con i robot quando, di fatto, è il web che sta rivoluzionando il lavoro. I robot, per ora, sono rimasti in fabbrica, a fare compiti pericolosi, direi disumani. Il digitale, invece, ha avuto un altro impatto. Centralinisti e operatori di call center sono sempre meno perché le informazioni si trovano in rete, in banca vanno soltanto gli anziani, i viaggi si prenotano on line. Forse non abbiamo capito che attraverso l’utilizzo di app da pochi centesimi eliminiamo milioni di posti. È questo il vero attacco all’occupazione tradizionale, non quello dei robot.

Non capisco perché la gente se la prenda con i robot quando, di fatto, è il web che sta rivoluzionando il lavoro. I robot, per ora, sono rimasti in fabbrica, a fare compiti pericolosi, direi disumani

Ma non sono proprio i lavori dei colletti bianchi ad essere i più minacciati nel futuro?

In un robot l’elemento più importante è la forza, deve essere un grande servitore e non un pensatore. Immagino un robot in ogni casa: è più utile che pulisca il bagno o sollevi le bottiglie d’acqua piuttosto che giochi a scacchi. Le macchine ci sostituiranno anche in compiti che, davvero, non siamo in grado di fare. Penso all’incidente sulla piattaforma Deepwater Horizon, nel Golfo del Messico. Dopo un mese di perdite, a risolvere la situazione è intervenuto un robot, capace di lavorare a 1300 metri di profondità. Oggi, i robot, sono dentro lo stabilimento di Fukushima.

In qualche modo hanno già superato gli esseri umani?

Attenzione, i robot non vivono da soli, attorno c’è tutto un indotto: la manutenzione, la riparazione, l’installazione, i software. Le macchine vanno controllate, non posso immaginarne di autonome.Ci sono innumerevoli posti che potrebbero essere creati grazie all’automazione.

I robot non vivono da soli, attorno c’è tutto un indotto: la manutenzione, la riparazione, l’installazione, i software. Ci sono innumerevoli posti che potrebbero essere creati grazie all’automazione. Se investissimo sui robot potrebbe aprirsi un mercato paragonabile a quello delle automobili.

Perché, per anni, la politica non ha affrontato il tema? È troppo tardi?

Almeno per l’Italia, è il momento di essere realisti. Siamo indietro sul fronte dei cellulari, delle telecomunicazioni e non siamo più protagonisti nell’informatica. Noi siamo capaci di costruire macchine, il nostro è il secondo Paese manifatturiero in Europa. Se investissimo sui robot potrebbe aprirsi un mercato paragonabile a quello delle automobili. Basta tremare, iniziamo a produrre senza aspettare l’arrivo di Google, Amazon e Uber. La Germania l’ha capito, e ha preparato un grande rilancio manifatturiero che può portare migliaia di nuovi posti di lavoro.

Stiamo investendo sui settori sbagliati?

Scoprire buchi neri e onde gravitazionali va benissimo, ma questa sarebbe una vera scelta strategica. L’Italia dovrebbe dare priorità assoluta allo sviluppo dei robot e delle automazioni. Anche per migliorare l’occupazione.

E se invece Martin Ford avesse ragione? Se non fossimo in grado di spostare milioni di posti di lavoro da un sistema produttivo all’altro?

È un’ipotesi, e ci stiamo lavorando, assieme agli economisti. Ammettendo che vada così, e che la robotica vinca sugli umani, perché non accettarlo e basta? Magari è arrivato il momento che l’umanità sogna da secoli, e l’occupazione sarà appannaggio delle macchine.

Ma a quel punto tutto il sistema sociale andrebbe rivisto e cosa si potrebbe fare?

Sì, bisognerebbe rivoluzionare il welfare. Invece di comportarsi da luddisti, si può iniziare ad immaginare una nuova redistribuzione della ricchezza. Gli uomini, a quel punto, potrebbero dedicarsi alla creatività, alla famiglia, agli amici. È un’opzione da considerare con attenzione, perché dovremmo opporci?.

Per chi, come lei, progetta robot attivi in campo medico, ci sono limiti etici che non si devono superati?

Sì. Sono convinto che l’educazione non sia soltanto tecnica, ma un qualcosa di più profondo. Il nuovo ingegnere è rinascimentale, mi sono sempre ribellato a chi lo vede come un esecutore. Da progettista deve trasformarsi in inventore, e questo implica un enorme senso di responsabilità.


[Numero: 31]