Putin Possiamo fidarci di questuomo

L’homo putinianus “Vi salviamo noi”

Dmitry Kiseliov è combattivo, come sempre. È domenica pomeriggio, e l’uomo bollato dai critici come il principale propagandista del Cremlino si rivolge al suo pubblico di quattro milioni di fedelissimi, tra i quali anche il presidente Vladimir Putin. Il tema principale di questa settimana è l’intervento militare di Mosca in Siria. “È la quarta volta che la Russia salva l’Europa dalla schiavitù o dalla barbarie”, dice fissando tranquillo la telecamera, con sullo sfondo i bombardieri russi: “Facciamo il conto: i mongoli, Napoleone, Hitler, e ora l’Isis”. Subito dopo ridicolizza i raid aerei americani in Siria. Ma i bersagli di Kiseliov, che attacca ogni settimana, con gesti teatrali, feroce sarcasmo e tono allusivo, possono essere anche i “fascisti che controllano il governo ucraino o l’Europa schiacciata dall’America”.
Nei 15 anni trascorsi dalla sua ascesa al potere, Putin ha sistematicamente raccolto quasi tutti i media nazionali sotto il rigido controllo del Cremlino. La televisione, ancora fonte d’informazioni principale per la maggioranza della popolazione, presenta il leader russo come una figura quasi divina. E Kiseliov è il sacerdote supremo del suo culto, la perfetta incarnazione dell’ “homo putinianus”.
Il 61enne conduttore, con una calvizie incipiente e sette matrimoni alle spalle, ha anche il dubbio onore di essere l’unico giornalista russo finito nella lista nera delle sanzioni dell’UE, imposte alla Russia in protesta contro l’annessione della Crimea, dove non è andato in vacanza. Il divieto di ingresso in Europa lo definisce come “figura centrale della propaganda governativa in sostegno all’intervento delle forze russe in Ucraina”.
“Sono un giornalista, non un propagandista”, ribatte Kiseliov durante una pausa nelle riprese del suo programma, intitolato “Le notizie della settimana” e girato in un edificio sovietico del centro di Mosca, dove arriva su una motocicletta Ducati rossa. “Dico semplicemente ai miei spettatori quello che penso. È ciò che vogliono. Anche voi in Occidente avete persone che fanno così. Se io sono un agitatore, allora lo sono anche loro. Le sanzioni contro uno che fa il mio lavoro sono qualcosa senza precedenti, e sto contestando il divieto di ingresso che mi è stato imposto in un tribunale europeo. Io ho il diritto di esprimere le mie opinioni”.
La trasformazione di Kiseliov da romantico filo-occidentale a una delle voci antiamericane più violente della Russia rispecchia il cambiamento, vasto e sconcertante, in corso nella società russa. Nel 1991, quando il Cremlino mandò i carri armati a schiacciare gli indipendentisti lituani, Kiseliov divenne famoso per essersi rifiutato di andare in onda a trasmettere il punto di vista del governo. Negli anni 90 ha condotto “Finestra sull’Europa”, un programma televisivo prodotto con finanziamenti dell’Unione Europea. La sua sesta moglie era britannica, e parla correntemente inglese, norvegese e svedese, dopo aver fatto il corrispondente in Scandinavia. Perfino oggi si racconta, con un misto di orgoglio e rimpianto, come un uomo che ha contribuito al collasso dell’Unione Sovietica. Il punto di svolta – “la mia evoluzione”, come la definisce – arrivò quando lavorava per la TV ucraina durante la “rivoluzione arancione”, la rivolta popolare a Kiev che nel 2004 mandò a casa un governo filo-Mosca. “Fu allora che capii che le pretese di obiettività dei media occidentali erano spazzatura, e vidi come l’America interferisce, soffia sul fuoco e manipola in nome dei suoi interessi. Vidi il caos”.
Come Kiseliov, milioni di russi che dopo il crollo del comunismo guardarono all’Ovest con entusiasmo, sono diventati sempre più isolazionisti e revanscisti con Putin. Gli ultimi sondaggi mostrano che l’antiamericanismo ha raggiunto la soglia record del 70%, un sentimento che i critici di Kiseliov lo accusano di aver contribuito a fomentare. Ma la sua propaganda antioccidentale cade su un terreno fertile. Dopo il collasso sovietico, per un breve periodo i russi furono attratti da tutto quello che era occidentale. Ma la miseria e l’umiliazione degli anni 90 hanno trasformato rapidamente questa fascinazione in amara delusione e risentimento. La “democratia” venne ribattezzata “dermocratia”, merdocrazia. Putin è così straordinariamente popolare anche perché milioni di russi credono che abbia ricostruito parte dell’orgoglio nazionale perduto con la fine del comunismo. “Ha fatto vedere all’America che noi siamo ancora in gioco e non possono buttare fuori la Russia”, dice Aleksei Smirnov, manager di una fabbrica, nato all’epoca sovietica: “Sono più antioccidentale adesso di quanto lo fossi 20 anni fa, perché all’inizio pensavo che con la fine della guerra fredda l’America sarebbe diventata un’amica. Invece tutto quello che abbiamo visto sono state lezioncine su come gestire i nostri affari, e ipocrisia e promozione degli interessi egoistici sul piano mondiale. Putin sta mostrando i muscoli della Russia, è per questo che non piace a Washington, loro vorrebbero che noi non ci mettessimo in mezzo”.
“Alla fine degli anni 80–inizio anni 90 a Mosca eravate fighi con un paio di jeans americani”, racconta un ex commerciante del mercato nero. “Se poi avevate un videoregistratore portato dall’Occidente eravate una superstar. All’inizio degli anni 90 rimorchiavo ragazze fingendo di lavorare per una società occidentale. Quei giorni sono ormai lontani. Ora l’ambizione maggiore dei giovani russi è lavorare per lo Stato”.
Putin, che ha cari i ricordi delle vacanze sul Mar Nero in epoca sovietica, ha intenzionalmente trascorso tutte le ferie invernali ed estive in Russia. Tutti gli ufficiali delle forze dell’ordine, inclusi i secondini carcerari, si sono visti imporre restrizioni sui viaggi all’estero. Contrariato dalle sanzioni nei confronti del la Russia e ansioso di capitalizzare il massimo del fervore patriottico che regna nel Paese dopo la riconquista della Crimea e gli attacchi aerei in Siria, Putin ha ordinato di limitare le importazioni dall’Occidente e in generale l’influenza occidentale. Il film russo che ha avuto più successo al botteghino è “Stalingrado”, epica pellicola patriottica sulla battaglia della Seconda guerra mondiale, uscita quest’anno.
La profonda diffidenza di Putin verso l’Occidente e soprattutto l’America rispecchia e contemporaneamente influenza il crescente antagonismo ed isolazionismo del suo popolo. E così, dopo la sua brusca “evoluzione”, la carriera di Kiseliov è stata solo in salita, e i suoi attacchi contro l’Occidente sempre più espliciti. L’anno scorso, all’apice della crisi tra Russia e Usa sul conflitto in Ucraina – che definisce un “Paese virtuale” - il controverso conduttore ha fatto scalpore annunciando ai suoi spettatori che la Russia è l’unico Paese al mondo in grado di ridurre l’America in “polvere radioattiva”. “Ho soltanto ribadito il potenziale tecnico di entrambi i Paesi, non l’intenzione di farlo, da quel punto di vista era una dichiarazione contro la guerra”, spiegò.
Putin ha insignito Kiseliov con un’onorificenza del Cremlino e ha espanso la sua influenza nominandolo capo di Rossja Segodnia e Sputnik, piattaforme mediatiche che diffondono il punto di vista russo all’estero. “Con Putin siamo stati fortunati, è il leader più forte che la Russia abbia avuto dall’inizio del 900”, dice oggi. “Quello che gli Usa non capiscono è che non potete ignorare la Russia e i suoi interessi, non potete isolare la Russia. Ogni giorno alla Casa Bianca guardano la mappa del mondo e rimangono sconvolti a vedere la Russia, perché è l’unica nazione a opporsi alla loro volontà di dominare il mondo”. Cerca anche di convincermi che la Russia sia il Paese al mondo con la maggiore libertà dei media. No, non può dirlo sul serio, replico. Ma lui ribatte: “Assolutamente, ne sono sinceramente convinto”.
*Corrispondente da Mosca del Sunday Times e collaboratore de La Stampa

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