Putin Possiamo fidarci di questuomo

L’adulterio della Karenina una chiave per capire quel che non sapete di noi

Come ha detto il Presidente della repubblica italiana Sergio Mattarella alla Tass, i russi e gli italiani condividono un rapporto di profonda amicizia e reciproca simpatia. Lo stesso dicevano gli altri 5 premier e i due presidenti italiani che la Tass ha avuto modo di intervistare negli anni precedenti. E lo stesso dicevano i primi viaggiatori italiani e russi, visto che i primi contatti tra i nostri paesi risalgono molto indietro nei secoli.

Sia tra i russi sia tra gli italiani – di allora e di oggi – resiste la convinzione che si tratti di due popoli molto simili, pur nelle diversità, rispetto ad altri popoli europei. Non a caso si parla di rapporto privilegiato, tanto che, ad esempio, i russi non hanno mai puntato il dito contro gli italiani per la campagna contro la Russia durante la Seconda guerra mondiale. È proprio per questo che diventa molto doloroso e per alcuni versi inspiegabile il giudizio negativo della Russia che si trova oggi nei media italiani. Ai russi questa mancanza di comprensione fa particolarmente male.

Che cosa della Russia non viene compreso all’estero? Lasciamo fuori tutte le spinose questioni del momento. Nel senso più globale, la maggiore differenza tra i russi e gli europei (di cui gli italiani fanno parte) è la percezione della democrazia. La formazione della Russia risale più o meno al nono secolo, quando si forma il primo stato monarchico che dura, in varie forme, fino alla rivoluzione del 1917. Dopo di allora, al posto dello zar subentrerà il partito comunista con il suo segretario generale, che pur negando la monarchia, funziona in base al medesimo principio di obbedienza totale. La “figura forte” al vertice del paese è dunque una cosa scontata, di cui il popolo russo ha bisogno. Certo che nelle grandi città ci sono anche convinti liberali, ma la Russia è ben diversa da Mosca e San Pietroburgo.

A questo si aggiunge una società fondata su una famiglia patriarcale e una Chiesa ortodossa che insegnava la fede nello zar, oltre che in Dio. Su queste basi si è sviluppata una cultura che autori come Dostoevskji, Gogol, Tolstoi hanno perfettamente descritto. Un aspetto forse non troppo analizzato, che li accomuna, è la trattazione del sesso, inteso come uno dei canoni letterari per interpretare la società. In Dostoevskji troviamo ad esempio la figura della prostituta come espressione non dell’esercizio di un mestiere (dovuto alla sua condizione), ma della disgrazia tout court. E il romanzo più “erotico” nella letteratura russa classica è considerato “Anna Karenina” di Tolstoi, che racconta la drammatica storia di un adulterio. Nel passaggio in cui si intuisce che tra i protagonisti è successo “qualcosa”, non compare alcuna descrizione esplicita, in compenso si conta 19 volte – nell’arco di poche pagine –la parola “vergogna”. È su princìpi come questi che si è sviluppata la mentalità russa: del sesso non si parlava allora, né dopo, ai tempi dell’Unione Sovietica. Per superare certe cose serve tempo e, considerando le dimensioni del Paese, molto tempo.

C’è un’altra cosa che si nota in questo periodo di crisi geopolitica. I russi, come popolo, non soffrono di complessi di inferiorità. Non è merito nostro: siamo stati fortunati ad avere la storia che abbiamo, la cultura, le dimensioni in cui viviamo, senza oltretutto mai perdere una guerra. Tutto questo ci rende orgogliosi, ma non presuntuosi. La Russia non è quella rappresentata oggi dai media. Passi per il paragone con l’”orso siberiano” (alla fine è uno dei simboli del Paese), ma non si può considerare la Russia rozza e pericolosa. Se apprezzata e amata, la Russia sa rivelarsi illuminante e generosa. Come dice un proverbio russo: “L’ultima camicia si dà per un amico”.


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