Umano troppo umano

Il robot finito in trappola per il suo complesso di superiorità

Sus an Calvin sedeva sulla sedia, in silenzio, con occhi attentissimi. Un peso si staccò, cadde velocemente e all’ultimo momento fu deviato dalla spinta di un raggio di energia.Un solo robot balzò in piedi e fece due passi. E si fermò.

Ma la dottoressa Calvin si era alzata e puntava chiaramente un dito nella sua direzione. «Vieni qui, Nestor 10» gridò. «Vieni qui! vieni qui!».

Lentamente, con riluttanza, il robot fece un altro passo. Senza staccargli gli occhi di dosso, la robopsicologa gridò con tutto il fiato che aveva: «Qualcuno porti fuori di qui tutti gli altri robot!».

Tutt’intorno, entro il raggio del suo udito, si sentì trambusto e rumore di passi pesanti. Ma Susan Calvin non distolse lo sguardo dal robot. Nestor 10, fece un altro passo e poi, spronato dai gesti imperiosi della donna, altri due. Era arrivato a tre metri quando disse con durezza: «Mi era stato ordinato di nascondermi, non potevo disobbedire… io forte e intelligente sono stato trovato da un padrone debole...».

Un altro passo e una mano di metallo si abbatté improvvisamente sulla spalla di Susan Calvin schiacciandola con il suo peso. La gola le si strinse e sentì un grido che le saliva alle labbra. Poi ci fu uno strano suono metallico, e lei si trovò sul pavimento senza accorgersi di essere caduta, e un braccio lucente le gravava addosso. Ma non si muoveva. E non si muoveva neppure Nestor 10, accasciato di fianco a lei. E vi erano volti umani chini sopra di loro.

Gerald Black disse ansimando: «È ferita, dottoressa Calvin?». La donna scosse debolmente la testa. Allora sollevarono il braccio di metallo e con gentilezza l’aiutarono a rialzarsi. «Cos’è successo?».

«Ho immerso tutta la sala in un campo di raggi gamma per cinque secondi» disse Black. «Non abbiamo capito subito quello che stava succedendo. Ci siamo accorti solo all’ultimo secondo che il robot aveva intenzione di aggredirla e non c’era altra soluzione che usare i raggi gamma. È crollato subito. Ma la dose non era sufficiente per procurare danni a lei. Non si preoccupi.».

«Non sono preoccupata.» La robopsicologa chiuse gli occhi e si appoggiò per un attimo alla spalla di Black. «Non credo che mi abbia veramente aggredita. Stava solo tentando di farlo. Quel poco che era rimasto della Prima legge lo tratteneva ancora.

La robopsicologa fece un sorriso stanco. «Vede, Nestor 10 aveva un complesso di superiorità che diventava sempre più profondo. Gli piaceva pensare che lui e gli altri robot fossero più in gamba degli esseri umani, e per lui era diventato importantissimo continuare a crederci. Noi lo sapevamo. Così abbiamo avvertito ogni robot che i raggi gamma avevano il potere di ucciderli. Così, naturalmente, tutti sono rimasti dove si trovavano. Nel precedente esperimento, infatti, avevano tutti seguito la logica di Nestor 10, decidendo che non aveva senso cercare di salvare un essere umano se erano sicuri di morire prima di raggiungerlo.».

«Be’, sì, dottoressa Calvin, questo l’avevo capito. Ma perché Nestor 10 ha lasciato il suo posto?».

«Ho organizzato un piccolo trucco. Vede, non c’erano raggi gamma nell’area compresa tra me e i robot, ma raggi infrarossi. Semplici raggi termici, assolutamente innocui. Nestor 10 lo sapeva e sapeva che erano innocui, e quindi ha cominciato a muoversi aspettandosi che lo facessero anche gli altri, sotto la costrizione della Prima legge. Solo una frazione di secondo dopo gli è venuto in mente che i normali NS-2 sono in grado d’individuare le radiazioni, ma non d’identificarne il tipo. Il fatto che lui potesse identificare il tipo di radiazioni soltanto in virtù dell’addestramento ricevuto a base Hyper, da parte di insignificanti esseri umani, era troppo umiliante perché gli venisse in mente al momento giusto. I robot normali erano convinti che quell’area fosse mortale. Soltanto Nestor 10 sapeva che avevamo mentito. E per un attimo ha dimenticato, o non ha voluto ricordare, che gli altri robot potevano essere più ignoranti degli esseri umani. È stato il suo complesso di superiorità che lo ha messo in trappola.».

[Da Sogni di Robot - Traduzione Mauro Gaffo - Il Saggiatore, 2014]


[Numero: 31]