umano troppo umano

Dai giganti di latta ad Hal così è cambiata Hollywood

A p artire dagli anni Novanta. i robot si sono moltiplicati sugli schermi di tutto il mondo. Frutto del cinema fondato sugli effetti speciali, che ha caratterizzato dagli anni Settanta in poi la riconquista dei mercati mondiali da parte di Hollywood dopo il grande trambusto degli anni Sessanta che aveva messo in gravi difficoltà l’industria americana del cinema che aveva perso la sua tradizionale posizione dominante sul mercato mondiale. Transformers , Matrix , Terminator e prima ancora Guerre stellari hanno segnato un’era nuova, caratterizzata da intelligenze artificiali sempre più perfette e complesse e sempre meno soggette alle famose “regole della robotica” puntualmente elencate da Isaac Asimov e diventate un vero e proprio paradigma per chiunque si fosse avvicinato al tema.

I robot sono sempre più perfetti, hanno funzioni decisamente complesse, non esitano a confrontarsi con l’elemento umano mescolandosi a esso in modo sempre più intenso grazie anche alle varie componenti cyborg che i narratori di questi film prevedono per gran parte degli esseri umani che li interpretano. Al punto che George Lucas, l’inventore di Guerre stellari che poi ha ceduto per una cifra inverosimile i diritti delle sua creatura a un colosso di Hollywood, ha pubblicamente lamentato il fatto che i suoi successori non abbiano proseguito su questa strada, proponendo nel nuovo episodio della serie robot antichi, fuori moda, poco al passo con i tempi.

E infatti il più recente episodio di Star Wars è piaciuto poco al pubblico dei giovanissimi e molto ai cultori dei robot tradizionali, quelli che fecero la loro apparizione al grande pubblico negli anni Cinquanta, quando la fantascienza americana raccontava storie profondamente influenzate dalla guerra fredda e dalla paura di una possibile invasione comunista. Nel 1951 Ultimatum alla terra prevede un alieno che viene in missione esplorativa qui da noi accompagnato da un enorme robot di lamiera che non farà niente nel corso del film ma la cui presenza da solo genererà terrore tra i terrestri. Cinque anni dopo è la volta di Il pianeta proibito, adattamento in chiave fantascientifica nientemeno che di La tempesta di Shakespeare. In questo caso il robot ha anche un nome, Robby, e un ruolo autonomo nella storia. E sempre in quell’anno esce Kronos, il conquistatore dell’universo, dove un gigante di lamiera serve per immagazzinare energia e favorire una conquista che, naturalmente, non riuscirà.

Erano film ingenui, diretti a un pubblico di adolescenti, decisamente ispirati all’estetica di fantascienza creata da Alex Raymond e dal suo Flash Gordon, il fumetto che tanto piaceva al nostro Fellini (che da giovane curò anche alcuni adattamenti italiani delle strisce americane e che progettò anche di farne un film che però poi rinunciò a fare e che sarà diretto da un altro regista, Mike Hodges, negli anni Ottanta). La fantascienza cinematografica cambierà pelle negli anni intorno al 1968, quando si iniziò a parlare di “fantacoscienza” esaltando le possibilità che il genere consentiva di parlare del futuro come conseguenza di follie e ingiustizie del presente. I film non erano più per ragazzini, ma per un pubblico adulto, tendenzialmente colto e impegnato.

La svolta al cinema avvenne con il famoso 2001: odissea nello spazio che Stanley Kubrick dirige nel 1967. Hal 9000, il robot che governa l’astronave, non ha niente a che vedere con i colossi di lamiera degli anni precedenti: è una vera e propria intelligenza artificiale, ha una sua dignità e una sua morale, rimane indimenticabile e influenza tutto quanto avverrà dopo. Il mondo non sarà mai più lo stesso, anche se qualcuno farà finta di non accorgersene. Tra questi anche Alberto Sordi che con Io e Caterina (1980): perfetto maschio italico, Sordi si destreggia tra moglie e amanti fino a quando il robot Caterina mette in fuga prima Catherine Spaak e poi Edwige Fenech per restare sola con lui. Era la risposta di Albertone al femminismo, e l’unica intelligenza del film è proprio quella artificiale.


[Numero: 31]