Mare amaro

Una mappa dei fondali per rendere più sicure le nostre coste

L’Uomo sta massicciamente impattando e modificando i fondali marini, dalla costa agli abissi, esattamente come fece con i suoli, le montagne e i fiumi circa 10.000 anni fa con le prime deforestazioni. Il nostro impatto sui fondali marini avviene prima che questi siano conosciuti adeguatamente in una visione integrata che permetta di capire e programmare le nostre azioni: non sappiamo su che cosa stiamo impattando né se causiamo danni irreversibili alla biodiversità e al funzionamento degli ecosistemi.

Ma non siamo solo noi, con le nostre attività, a essere una minaccia per il fondo marino, usato spesso come discarica. La geologia marina ha contribuito alla formulazione moderna della teoria della tettonica a placche (i continenti si spostano, “galleggiando” sul magma sottostante), e si vale di strumenti sofisticatissimi, che forniscono immagini della morfologia del fondale e della geometria degli strati nel sottofondo. Li usiamo per trovare giacimenti di materiali preziosi, ma ci danno anche informazioni sulla presenza di strutture geologiche attive che possono costituire un fattore di pericolosità per le popolazioni costiere e le infrastrutture. La sismicità dei fondali ci fa capire che in Mediterraneo sono frequenti i terremoti sottomarini e si stanno scoprendo numerosi vulcani attivi (il più grande è il Marsili, in Tirreno, alto quasi 3000 m). Le frane sottomarine generate da terremoti di profondità generano onde anomale (gli tsunami) che a volte colpiscono la fascia costiera, come è accaduto a Nizza nel 1978 quando è stato distrutto l’aeroporto, con vittime a Cap d’Antibes. Bisogna identificare le faglie pericolose, dove le deformazioni possono essere studiate monitorando la fuoriuscita di fluidi e la sismicità. Se ne scoprono sempre di nuove.

Mappare la terra è oramai facile, e i satelliti ci aiutano in modo determinante. Il fondo marino è inaccessibile dallo spazio e le ricerche richiedono studi capillari. Pezzetto per pezzetto, il fondo del mare viene mappato, prima per la geologia e poi per la struttura della biodiversità. E continuano le sorprese. Lungo la scarpata continentale delle nostre coste, ad esempio, stiamo trovando formazioni di coralli a centinaia di metri di profondità. Una vera e propria barriera corallina, a cui si accompagnano le foreste di gorgonie sulle montagne sottomarine. L’esplorazione del mare è ancora molto lontana dall’esser completata: ci fornirà conoscenze indispensabili per non dilapidare un patrimonio naturale essenziale per la salute dell’intero pianeta, e per mettere in sicurezza la nostra vita sulle coste.


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