Mare amaro

Siamo pronti alla fioritura delle alghe aliene?

La circolazione oceanica è messa in moto innanzitutto dal vento e dalle maree, poi dal calore e dal flusso d’acqua che viene scambiato con l’atmosfera e i fiumi/ghiacciai. A sua volta il calore trasportato dalle correnti oceaniche modifica l’energia interna dell’atmosfera che poi si trasforma in energia del vento che altererà la circolazione oceanica. Questo complesso sistema di retroazioni tra atmosfera e oceano è alla base del sistema climatico terrestre che l’uomo ha alterato profondamente, cambiando la composizione chimica dell’atmosfera, l’uso del suolo e lo sfruttamento delle risorse idriche di superficie e nel sottosuolo.

L’oceano risponde a questi cambiamenti modificando la temperatura e la salinità, cambiando le correnti, non permettendo al ghiaccio marino dell’Artico di formarsi con la stessa consistenza del passato. L’oceano ha comunque una grande inerzia e reagisce alle sollecitazioni del cambiamento climatico su scale di tempo molto lunghe, dalle centinaia d’anni alle migliaia, ed immagazzina i cambiamenti che avvengono alla superficie del mare nelle profondità abissali. Una volta alterate le temperature sul fondo degli oceani ci vorranno centinaia d’anni per cambiarle di nuovo. Gli oceanografi hanno pensato di rappresentare questi moti lenti e profondi come se fossero dei nastri trasportatori che muovono enormi quantità di calore dall’equatore verso i Poli e si trasformano poi in correnti profonde e fredde tramite scambi violenti con l’atmosfera.

Controllare i cambiamenti dell’oceano vuol dire riuscire a misurare e trasformare in modelli processi a scale di tempo e di spazio molto diverse: una sfida per l’oceanografia moderna. Per questo ora l’oceanografia, come avvenne per la meteorologia negli anni Settanta, ha messo in piedi un sistema globale di osservazione dell’oceano, composto da satelliti e sistemi robotici che rilasciano quasi in tempo reale informazioni sullo stato “di salute” dell’oceano, ovunque sulla terra. E i modelli numerici hanno cominciato a fare previsioni attendibili, cominciando ad essere controllati nelle loro ipotesi fondamentali. Già ora, ma sempre più nel futuro, l’oceanografia potrà controllare i cambiamenti che avvengono al nastro trasportatore climatico in maniera affidabile.

È comunque ormai evidente sia dagli studi sperimentali che da quelli modellistici numerici che l’oceano sta cambiando la sua circolazione, la temperatura e la salinità, quindi il livello del mare: questo comporterà un impatto notevole sugli ecosistemi marini che potranno essere dominati da frequenti anossie, da fioriture di specie algali pericolose e da specie aliene.

L’oceanografia è pronta a prendersi le proprie responsabilità nel descrivere questi cambiamenti, noi lo siamo?


[Numero: 30]