Mare amaro

meraviglie

Ascoltavo La Mer, la quiete che inganna,

l’insistere violento, il ribollire, il vago placarsi,

l’idea di lampi di luce sull’acqua, i vortici.

Che bellezza il fluttuare, le correnti danzanti,

il vento che dialoga con le acque. E ripensavo,

passando da Debussy al cimitero di Sète,

a quel mare che sempre ricomincia o che,

nella dolcissima canzone del “Fou Chantant”,

ha riflessi cangianti quando piove.

Così ho preso il treno verso l’Adriatico

e una volta in riva mi sono ben disposto

seduto al tavolino di un bar a osservare

le meraviglie e il mistero del mare.

Ma poi ho visto qualcosa affiorare

in superficie: una bottiglia, uno strano

groviglio verdastro e una ciabatta.

E allora ho ripensato a Poe, al gorgo

dove nel mare si apre un buco nero.


[Numero: 30]