Mare amaro

Mangiate acciughe, sardine e sgombri: fanno bene e salvano il mare

La terra non ce la fa più a darci da mangiare, la dobbiamo forzare. Con l’agricoltura e l’allevamento del bestiame abbiamo stravolto gli ecosistemi terrestri, e non prendiamo più risorse da popolazioni naturali. In mare, invece, siamo ancora cacciatori e raccoglitori, come i nostri antenati. Ma ancora per poco. Stiamo passando rapidamente all’acquacoltura. Il motivo è semplice: stiamo depauperando la biodiversità marina. Lo vediamo dai pesci che scompaiono ma, anche, dagli ecosistemi che dovrebbero continuare a fornirceli. La pesca industriale distrugge gli ambienti (basti pensare allo strascico e al suo impatto sui fondali marini) e intacca le popolazioni naturali delle specie di interesse commerciale. Prendiamo i pesci troppo presto, quando sono ancora troppo piccoli, oppure quando sono in periodo riproduttivo. Gli animali marini hanno spesso tassi riproduttivi altissimi, ogni femmina produce centinaia di migliaia di uova. Se ben gestita, la pesca potrebbe offrirci proteine di altissimo valore, lasciando alle popolazioni naturali la possibilità di rinnovarsi. Invece stiamo rovinando tutto. Non sono decisioni che si possono prendere unilateralmente. Il pescatore dice: se non lo pesco io, lo pesca lui, e quindi è meglio se lo pesco io. Ma questa corsa ad accaparrarsi le risorse porta alla fine delle popolazioni naturali. Con l’acquacoltura, a parte rare eccezioni, alleviamo carnivori, e li nutriamo con farine di pesce che derivano da popolazioni naturali. Nutriamo i pesci grossi con i pesci più piccoli, ma la ricerca sta provando a nutrirli con mangimi vegetali. I paesi avanzati, e prima di tutti i G7, devono farsi carico di questo problema, riducendo l’inquinamento e razionalizzando il prelievo. Invece compriamo diritti di pesca da paesi con flotte pescherecce di tipo artigianale, e sfruttiamo le loro risorse in modo industriale. Il mondo del consumo ha grosse responsabilità nel determinare questa situazione. Il pesce azzurro, di solito, non ha problemi di prelievo. Il rinnovo delle popolazioni è veloce e questo ci permette di usufruire di risorse abbondanti senza intaccarle. Acciughe, sardine, sgombri e molte altre specie sono però disdegnate dai consumatori che, invece, rivolgono le proprie attenzioni su spigole e orate, di solito provenienti dall’allevamento a causa dell’impoverimento delle popolazioni naturali. Altra cosa sono i mitili, o cozze. I mitili filtrano l’acqua e attingono il cibo alla base delle reti trofiche, mangiando alghe unicellulari e batteri. Il loro allevamento è pienamente sostenibile.

La sfida del futuro consiste nel continuare a pescare, ma in armonia con i ritmi della natura. Il mare starà bene fin quando ci saranno i pescatori.


[Numero: 30]