Mare amaro

La ricchezza dimenticata delle acque profonde

Il nostro Pianeta è blu, e il mare è profondo. La profondità media degli oceani è di 4 km, e l’oscurità è completa già da 200-500 metri. Per lungo tempo questi ambienti sono stati considerati freddi deserti con scarsa biodiversità. Le nuove tecnologie e sofisticati robot ci hanno permesso di esplorare un mondo prima sconosciuto. Abbiamo scoperto ricche oasi di biodiversità, organismi con adattamenti straordinari e nuovi per la scienza. Insieme a inaspettate forme di vita, nei fondali profondi esistono enormi giacimenti di idrocarburi e di materie prime, inclusi metalli pregiati. Gli incidenti negli ambienti marini profondi, come quello del Golfo del Messico nel 2010, a 1500 metri di profondità, ci dicono che, nonostante lo straordinario sviluppo tecnologico, non siamo ancora in grado di assicurare che tutte le attività svolte in mare siano sicure per la salute degli ecosistemi e, di conseguenza anche per l’uomo. Lo sfruttamento dei minerali nelle piane abissali potrebbe avere impatti ancora superiori: l’Autorità internazionale per i fondali marini (International Seabed Authority) ha concesso ad alcuni paesi dei G7 aree di sfruttamento minerario delle dimensioni superiori alla Germania. Aree sconfinate su cui giganteschi bulldozer scavano a 5000 metri di profondità recuperando minerali preziosissimi per l’industria. In particolare, negli ambienti profondi esistono grandi quantità di metalli come l’Indio, necessari all’industria tecnologica per costruire gli schermi dei nostri cellulari touch screen. Sembra che le scorte attuali di Indio si esauriranno nei prossimi 10 anni, per cui l’estrazione dagli ambienti profondi diventa una necessità ed un business. Alcuni di questi metalli rari, infatti, costano più dell’oro. La corsa a questi materiali preziosi è già partita per numerosi Paesi, tra i quali USA, Giappone, Cina, Corea, Russia, India, Germania, Gran Bretagna, Francia. Tra i grandi Paesi industrializzati solo l’Italia resta alla finestra. Un’occasione persa, anche perché non sembra essere il risultato di una scelta strategica ma piuttosto di disattenzione o impreparazione. I Ministri della Ricerca dei G7 sono giustamente preoccupati per la possibilità che lo sfruttamento minerario degli ambienti profondi possa causare danni irreparabili a questi fragili sistemi ecologici, che forniscono servizi ecosistemici indispensabili alla vita dell’intero Pianeta. Lontano dai nostri occhi, il mare profondo non è immune ai nostri impatti. Sono quindi indispensabili nuovi sforzi e nuove ricerche per rendere la corsa all’oro blu sostenibile per il Pianeta.


[Numero: 30]