maggio francese

Un libro a settimana

La Francia ha significativamente cambiato volto (e forse anche anima...) in questi anni. Ma resiste, quasi imperturbabile, un pezzo della sua identità. Quella che si compendia nella figura del bistroquet, il frequentatore – tra croissants, avventori episodici o habitués (spesso solitari) e camerieri socievoli (per ragioni contrattuali) – del bistrot. Che, tra l’altro, è un etimo dall’origine incerta, su cui circolano due ipotesi: l’una che lo fa derivare da bistouille, una bevanda alcolica di poco prezzo diffusa a fine Ottocento nel Nord della Francia, e la seconda dal termine russo bistro («presto!»), memoria del passaggio a Parigi dei cosacchi che di alcool ne volevano a fiumi e, giustappunto, rapidamente.

Autentica istituzione “di lunga durata”, questo locale è antropologia francese allo stato puro. Tanto da meritare l’indagine (complice) e l’osservazione partecipante di un intellettuale di gran nome: Marc Augé, ovvero Un etnologo al bistrot (Raffaello Cortina, pp. 98, euro 10). Il bistrot, riflette il celebre studioso, è una molteplicità di spazi. Uno spazio convenzionale, nel quale si ripetono sempre le stesse consuetudini e in cui tutti rispettano delle convenzioni generali (a partire dal rispetto del prossimo perfetto sconosciuto). Uno spazio in movimento, fatto di andirivieni. Uno spazio rituale, permeato di quei rapporti superficiali di cui, ci dice Augé, tutti gli individui hanno bisogno. E, infine, uno spazio romanzesco: la topografia culturale della Ville Lumière può essere fatta con la mappa dei suoi bistrot alla mano. Negli anni Venti, André Breton, Louis Aragon e i loro amici surrealisti si ritrovavano da Cyrano (che apparteneva al medesimo proprietario del Moulin Rouge), e dove oggi – la nemesi... – c’è un fast food. La Closerie era frequentata da Verlaine, Lenin (la cui seconda specialità, dopo la rivoluzione, era giocare a scacchi) e Hemingway; e sempre Verlaine, con Mallarmé e Rimbaud, bazzicava i Deux Magots.

Insomma, Parigi val bene un bistrot...


[Numero: 29]