maggio francese

Tutti i dèmoni del nostro presente

È diventato il luogo comune dei nostri giorni. La Francia va male, si stava meglio prima, i tempi che verranno saranno la conferma di questo declino come una fatalità. La maggior parte dei francesi pensa che le generazioni future vivranno peggio delle precedenti. La Francia che fu faro dell’Europa e del mondo, la Francia culla della Rivoluzione, dei diritti dell’uomo, dei Lumi, diventerà una media potenza. Anzi una media impotenza. Al primo posto tra le calamità nazionali l’economia che si colloca massivamente nella colonna dei debiti. Il Paese ha il mal di debito : duemila miliardi di euro circa che fanno perdere la testa alla nazione e ai suoi dirigenti. La disoccupazione cresce e si stabilizza. Per i giovani che vogliono entrare nel mercato del lavoro è sempre troppo presto. E per i meno giovani che ci vorrebbero rimanere è già troppo tardi.

La funzione presidenziale è scaduta, il processo democratico è bloccato, la capacità di decidere paralizzata. L’Europa dà le regole, la globalizzazione le toglie e la Francia non sa più se è ancora una nazione sovrana, padrona del suo destino. Le leve di comando del potere non funzionano più. C’è una perdita di fiducia in se stessi, cresce la sfiducia verso tutte le istituzioni e una crisi di identità sullo sfondo del terrorismo islamista e dei flussi migratori imprevisti. Non si contano più le ragioni di inquietudine, malessere e autoflagellazione. La Francia sta male : la giustizia, l’amministrazione, il lavoro, la scuola, la gioventù, l’agricoltura e l’industria. Anche l’esercito sta male, senza più mezzi all’altezza dell’ambizione di controllare una (piccola) parte del mondo. Soffre la sua storia, la lingua, la cultura che è stata ridotta a qualcosa che deve dare profitti, come se l’arte dovesse essere valutata per quanto denaro porta in cassa.

Ecco un paese alle prese con i suoi demoni, le sue debolezze e i suoi dubbi. Una società bloccata da corporativismi, lobby e inerzie. Una nazione senza idee nuove e senza quel respiro capace di portarle. Con il timore di aver vissuto il meglio della sua Grandeur. Di essere condannata a un declino ineluttabile incapace di salvaguardare la sua cucina ben guarnita di cibi e di vini, i suoi profumi, la sua moda d’avanguardia e le modeste start-up diventate miliardarie in euro. Il movimento Nuit debout (la notte in piedi) si nutre del malcontento per un progetto di legge sul lavoro e si espande in tutta la Francia senza tuttavia trovare un vero obbiettivo. E una forza che va ma lei stessa non sa dove va. Mette insieme borghesi declassati o in cerca di emozioni forti, giovani apprendisti della Rivoluzione, disorientati di tutti i tipi che in mancanza di un ruolo preciso nella società, senza ragioni di sostegno nel quotidiano, passano le notti a rimestare le utopie ingurgitando lattine di birra. Eppure la Francia, alle prese con i suoi deficit e battaglioni di disoccupati, non può certo riconoscersi nei loro disegni d’avvenire.


[Numero: 29]