maggio francese

Ma qui io marocchina ho conosciuto la gioia di vivere

Sono cresciuta in Marocco, sono nata musulmana e tutti gli anni ho festeggiato Natale in una grande casa bianca, in campagna, tra Meknes e Fez. A tavola, erano rappresentate tutte le età e tutte le religioni. È abbastanza impressionante in effetti: Pensate: durante la Seconda guerra mondiale mio zio era un bambino ebreo rifugiato in un villaggio in cui i resistenti francesi l’hanno salvato. Mia nonna, nata in Alsazia e madrelingua tedesca, era nascosta in Svizzera. Mio nonno, musulmano e algerino, era ufficiale nell’esercito coloniale. Ma quella sera, condividevano tutti lo stesso pasto. Non era una questione di religione, di credo o di nazionalità. Mio nonno, che era molto pio, non vedeva contraddizioni a fare il ramadan e a mascherarsi da Babbo Natale. Certo, c’erano delle discussioni. Qualche volta ci si scaldava. Ci sono state delle lacrime e delle grida. Ma non lasciavamo la tavola. Eravamo assieme. Riuniti.

Quest’anno, in Normandia, in mezzo alle risate e alle discussioni, mi sono chiesta che cosa la mia generazione sarebbe stata in grado di fare di questo mondo. Saremo all’altezza di coloro che si sono battuti per poter festeggiare Natale insieme? Ci sapremo definire per qualcos’altro che il nostro dio e le nostre origini? Ci sarà ancora e sempre bisogno di dimostrare le nostre fedi?

Sono la figlia di tutti questi stranieri e sono francese. Sono un’immigrata, una parigina, una donna libera, convinta che ci si possa affermare autonomamente senza negare gli altri. Che la nazionalità non è né una gloria né un merito. Che la gioia di vivere è qui e ora. Ecco a cosa vorrei che somigliasse questo 2016: a queste cene di Natale gioiose e interminabile, in cui ciascuno aveva il suo posto, in cui non si giudicava né l’ubriachezza degli uni né la libertà di toni degli altri. In cui i vecchi non ridevano dei discorsi dei più giovani, in cui i blasfemi divertivano tutta la comitiva. In cui alla fine rimane la coscienza del privilegio di essere insieme in un mondo in cui tutto, pertanto, si sforza di separarci.


[Numero: 29]