maggio francese

Le notti in piedi di Audrey Hepburn

Le nuit debout, le notti in piedi di Parigi. E chi vuoi mai che chiuda occhio a Parigi la notte. Stava in piedi tutta notte persino Audrey Hepburn, e erano i tempi di Sabrina che era in città a studiare come si fanno i sufflé, e Parigi allora era anche più tranquilla. Molto, ma molto più tranquilla. Le nuit debout; perlopiù ragazzi; in piedi, seduti, appoggiati a qualcosa, appoggiati a qualcuno in place de la Republique, e tutti quanti svegli fino al mattino, a parlare. Sono mesi che stanno in piedi, che la notte non tornano da qualche parte; qualcuno ha la barba ma i più sono rasati, c’è chi ancora deve andare a lavorare, le ragazze hanno tutte i capelli lunghi e raccolti, una somiglia a Sabrina. Non sembrano infreddoliti, anche se a Parigi la notte non si scherza e bisogna coprirsi, portano ancora le cose leggere del giorno; e non sembrano nemmeno arrabbiati, non particolarmente. E nemmeno provati e spaventati, anche se a rigor di logica altro non sarebbero che i superstiti del Bataclan. Perché stanno in piedi non è chiaro. Hanno cominciato con il non tornare a casa dopo le prime manifestazioni contro la legge sul lavoro, che è il loro Jobs Act ma postato meno elegantemente del nostro; sembra che non si fidino più del sonno, e del silenzio, e non vogliono più stare dove li hanno messi o dove sarebbe bene che fossero. Loro stessi non sanno molto di più. Ascolto qualcuno che potrebbe anche essere un portavoce che sta dicendo: non solo non sappiamo cosa vogliamo ma ne siamo anche fieri. Poi indica un punto indefinito in alto nella notte: si accaniscono a voler costruire per noi un mondo che noi non vogliamo. Anche se dovesse durare una sola notte ancora è un buon inizio, promettente, augurale, nel tempo dello sfacelo edificato dai loro padri, quelli che invece vanno dicendo di saperla lunga.


[Numero: 29]