Maggio francese

Giovanna, la pulzella contesa tra ex destra ed ex sinistra

E se alle prossime elezioni presidenziali fosse l’enfant prodige della politica Emmanuel Macron a creare la sorpresa? L’8 maggio, il 38enne ministro dell’Economia, ha effettuato il suo ennesimo triplo salto mortale politico. Chiamato dal sindaco di centro destra di Orléans, è stato l’invitato d’onore delle 587e Fêtes johanniques, che commemorano la liberazione della città assediata dagli inglesi da parte di Giovanna d’Arco, la pulzella divenuta in seguito una delle icone dell’estrema destra.

E mentre una settimana prima la famiglia Le Pen metteva in mostra le sue grottesche divisioni con due celebrazioni distinte e contrapposte, una di Marine e l’altra del padre Jean-Marie, Macron ha esaltato la santa cattolica «capace di unire la Francia per difenderla in uno slancio inatteso, in una guerra che molti credevano infinita. Lei ha riunito soldati di ogni origine. La Francia stessa non ci credeva e si divideva, lei ha avuto l’intuizione della sua unità, della sua coesione».

Ogni passaggio del discorso del ministro è stato analizzato al microscopio e quando ha detto a proposito di Jeanne : «Era un sogno folle che si è imposto come un’evidenza», il transfert è stato automatico con il giovane ministro che vuol superare le divisioni tra destra e sinistra e che oramai tallona nei sondaggi il settuagenario Alain Juppé, il preferito tra le personalità politiche francesi.

Tutti i politologi predicano l’impossibilità della realizzazione dell’avventura personale di Emmanuel Macron che dovrebbe in questo caso sfidare il suo mentore François Hollande. Ma è anche vero che l’impazzimento del paesaggio politico francese può produrre di tutto. Un sistema bipolare che diventa tri o quadri polare, con la progressione inarrestabile nelle urne del Front National, ma anche con un forte incremento nei sondaggi dell’estrema sinistra di Jean-Luc Mélenchon, il candidato del Front de gauche alle presidenziali del 2012, in particolare tra i giovani. Le guerre intestine che dilaniano tutti gli schieramenti (nelle primarie della destra si affronteranno, ben tredici candidati ...). La sclerosi di una classe politica dove, nella principale forza antisistema lo scettro passa, non senza terribili scontri, di padre in figlia e dove l’uomo più popolare - il già citato Alain Juppé - ha provocato, quando era Premier Ministre, a metà degli anni 90, lo sciopero più lungo della storia del paese dopo il ’68 ed ha subito, nel 2004, una condanna a 14 mesi (col beneficio della condizionale) e un anno di ineleggibilità nel quadro di uno scandalo per i finanziamenti al partito di Chirac.

A questo si aggiunge l’empasse politico-sociale nella quale ogni progetto di riforma degno di questo nome (come la legge sulla liberalizzazione dell’economia dello scorso anno, o quella sul mercato del lavoro di quest’anno) provoca reazioni spropositate.

In questo contesto, Emmanuel Macron, con il suo social-liberalismo che si contrappone al liberalismo autoritario del Primo Ministro Manuel Valls, rappresenta l’unica vera novità apparsa negli ultimi 20 anni su una scena politica in decomposizione. I giornali dedicano copertine su copertine a questo ammiratore di Clémenceau che, prima di fare l’ENA, fu l’assistente del grande filosofo Paul Ricœur. Dalla prestigiosa Ispezione delle finanze, Emmanuel Macron è passato, in seguito, alla Commissione Attali e, dopo una parentesi alla Banca d’affari Rothschild, è diventato il vice segretario generale dell’Eliseo fino a che François Hollande non lo ha chiamato, nell’agosto del 2014, ad occupare il posto di ministro dell’Economia, dell’Industria e delle Tecnologie dell’informazione.

La popolarità di Emmanuel Macron è altissima anche nelle periferie abbandonate dalla politica dove solo Uber sembra aver offerto ai giovani, per la prima volta da anni, delle possibilità concrete di inserimento nella vita economica del paese. Che sia arrivato il tempo, anche in Francia, di una uberizzazione della vita politica? Nel suo discorso di Orléans, Emmanuel Macron si è espresso in questi termini : «Non si può costruire nulla da soli. Non è sufficiente nè essere amato dagli altri nè amarli, ma occorre dar loro fiduciafiducia».


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