Solo i romanzieri sanno quel che ci accadrà

Solo i romanzieri sanno quel che ci accadrà

I grandi pensieri che trasformano nel profondo le società umane non sono facilmente individuabili alla loro nascita e neppure, a lungo, mentre evolvono verso il punto del non ritorno. A quello stadio tutt’al più generano un malessere nel contesto sociale. Quando però esplodono alla luce del giorno e diventano ideologie in assetto di marcia, allora sono in grado di abbattere i sistemi in corso e di gettare la società nel caos.

Il nazismo, il fascismo, lo stalinismo, per non citare che i più noti, sono state correnti di pensiero che hanno inflitto sofferenze incommensurabili all’umanità, i cui effetti non sono ancora del tutto estinti. Non li si è visti nascere e a lungo, nel corso della loro evoluzione e persino all’inizio della loro apparizione fisica, li si è guardati con commiserazione piuttosto che con una vera e propria assunzione di responsabilità.

Di conseguenza, abbiamo pochissimi strumenti d’analisi e d’azione per capire e controllare i fenomeni sotterranei la cui colossale energia interna, una volta esplosa, non può più venir contenuta.

Situazione mortale, perché oggi il mondo è chiaramente entrato in una zona di pericoli ben più grandi. Il mondo musulmano nel suo insieme è sede di fenomeni straordinariamente complessi, di cui l’islamismo in fondo altro non è che una componente secondaria e incidentale; e il mondo occidentale è interamente minato da un male che minaccia di disgregarlo.

Da ogni parte ci giungono segnali che testimoniano delle regressioni mortifere in atto in ogni ambito della vita degli uomini, delle società e degli Stati.

Nel nuovo mondo che si profila senza di noi, nostro malgrado e contro di noi, l’insieme dei nostri saperi deve essere urgentemente ripensato. Questa è la prima constatazione.

A che santo votarsi? Nessuno lo sa, e tutti pensano sia meglio affidarsi al proprio istinto piuttosto che consultare medici ed esperti. L’idea dello Stato e delle istituzioni è ormai storia vecchia, la mondializzazione le ha gettate nel bidone della spazzatura e ha chiuso il coperchio, non torneranno più.

La letteratura che è sempre stata all’avanguardia nell’avvicinarsi al vero è a sua volta screditata, il marketing e il commercio le hanno imposto altre vie e la stanno addomesticando. Non libera più, arruola; non illumina, distrae.

Nonostante questo, vogliamo ancora credere nella letteratura, convinti come siamo che sia riuscita a conservare almeno in parte quello spirito di curiosità e di rivolta che le ha permesso, qua e là, nel corso dei secoli e delle crisi, di dare agli uomini amanti della verità e della libertà gli strumenti per vedere e sentire di più rispetto a ciò che gli occhi e le orecchie consentono di vedere e sentire.

Io credo fermamente che sia di questo che i popoli e gli uomini hanno bisogno per vivere e andare avanti: vedere in grande e in lontananza, superare l’umano le cui forze si sgretolano davanti alla complessità del mondo e alle sfide del tempo. E hanno ragione: è proprio questo sguardo sulla vita che fa sì che le prove di ogni giorno, di ogni istante, diventino affrontabili.

Senza la visione panoramica, senza la profondità di campo, non c’è letteratura, l’universo asfittico e cupo della paura e della sottomissione ci soffoca, ci schiaccia, lo respingiamo, vogliamo farlo saltare in aria.

Messa di fronte alle forze inesauribili della globalizzazione e alle aggressioni religiose, la letteratura oggi appare ridicolmente rachitica, non può stare al passo con la mondializzazione che abbatte i bastioni del vecchio mondo e della religione che innalza le montagne del futuro.

Bisogna liberare la letteratura per liberare l’uomo.

(Traduzione di Gabriella Bosco)


[Numero: 28]