tunisia la repubblica delle donne

Un libro alla settimana

Alla metà di giugno di due anni fa il mondo si risvegliava attonito di fronte all’improvvisa nascita di uno Stato terrorista, che sbaragliava eserciti interi con un pugno di mujaheddin e faceva rinascere la più gloriosa istituzione dell’islam espansionista, il Califfato. Lo Stato islamico sembrava sbucato dal nulla e invincibile, ma era il frutto di una lunga gestazione, fatta più di rovesci che di trionfi, che l’aveva trasformato nell’ultima versione del jihadismo, la più estrema e meno propensa al compromesso.

Ripercorrere all’indietro questa storia, dalle radici vere o presunte nel Corano, fino alla nascita di Al-Qaeda e poi dell’Isis è un compito che spetta non più solo agli specialisti, ma a tutta l’opinione pubblica occidentale, costretta a confrontarsi con un nemico ideologico inedito. Alla base della violenza dell’Isis contro chiunque si oppone alla sua visione del mondo c’è il concetto di jihad, il combattimento islamico per il bene e la verità. E proprio il nesso fra Jihad e Terrorismo è affrontato nella raccolta di sette saggi a cura di Andrea Plebani, edita da Mondadori. Gli autori sono lo stesso Plebani, Paolo Maggiolini, Lorenzo Vidino, Stefano M. Torelli, Arturo Varvelli, Giuseppe Dentice ed Emilio Palmieri. I testi affrontano tutti gli snodi che hanno portato alla sfida totale di Abu Bakr al-Baghdadi: la crisi dell’Impero Ottomano e la “rifondazione” dell’Islam jihadista in Arabia da parte della corrente wahhabita, la guerra in Afghanistan incubatrice di Al-Qaeda e dalla jihad contemporanea, il superamento delle ultime remore teoriche e morali durante l’insurrezione sunnita in Iraq contro gli Usa. Fino alla scissione, o allo scisma, da Al-Qaeda di Al-Zarqawi, l’ispiratore dell’Isis.

Ma nel libro c’è anche molta attualità, con un occhio al futuro. I focus su Tunisia, Libia e Sinai fanno scoprire come nella penisola egiziana, per esempio, ci siano il doppio dei combattenti Isis rispetto a Sirte. E come l’Egitto stia diventando “una palestra” per la jihad transnazionale che rischia di far esplodere tutto il Nord Africa. Il saggio si chiude con una proposta “oltre le bombe” nella lotta al terrorismo. Il primato della legge, in primis internazionale, e un nuovo approccio per avere la meglio sulle multinazionali del terrore.


[Numero: 27]