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I capannoni svuotati assediano le ville venete

Il paesaggio veneto è noto in tutto il mondo per la varietà dei suoi ambienti, dalla montagna al mare, per gli aspetti naturalistici, che si intrecciano con quelli storico-culturali. Questo patrimonio è minacciato e ferito da processi di cementificazione che lo stringono in una morsa sempre più stretta. Anche le ville venete, alle origini aperte sul territorio circostante, appaiono soffocate dal cemento di un’attività edilizia, che in molti casi è addirittura più intensa rispetto alla media regionale.

Nel decennio 2000-2010 il Veneto ha visto ancora ridursi la superficie agricola totale del 13,7% (rispetto ad una riduzione del 9% su tutto il territorio nazionale, ISTAT) con una perdita di oltre 190.000 ettari; ne aveva già persi oltre duecentomila nel trentennio precedente, tra il ’70 e il 2000: l’equivalente delle province di Padova e Rovigo. Dopo il boom degli anni ’70, in una fase di scarsa dotazione di strumenti urbanistici, dal 2000 siamo di fronte ad una nuova fase di espansione dell’attività edilizia, superiore a quella del periodo precedente, soprattutto nell’ambito non residenziale.

In una situazione di crisi economica, che ha cancellato molte aziende, sono diventati più evidenti nel paesaggio i segni delle aree industriali dismesse. I paesaggi maggiormente interessati sono quelli compresi tra le province di Treviso, Padova, Vicenza. Ricognizioni parziali dicono 1200 capannoni vuoti nella provincia di Padova, 300mila metri quadrati di edifici lasciati in abbandono nella zona industriale della città; circa 3200 i capannoni in vendita o in affitto nella regione. In tutto 20 per cento di dismissioni.

Efficacemente Francesco Vallerani (Italia desnuda, 2013) ha parlato di “paesaggi della paura”. C’è poi il fenomeno non meno inquietante degli impianti fotovoltaici a terra, che interessa in particolare la provincia di Rovigo, non molto lontano dal delta del Po; ci sono le ferite non cicatrizzate delle cave dismesse, che la regione Veneto quantifica nel 2015 in 1172 e quelle ancora aperte in 434. Anche in questo caso i territori interessati hanno un’elevata densità di ville venete.

Ci sono processi in controtendenza? Una recente legge regionale sulle “varianti verdi” favorisce i proprietari che domandano la riclassificazione dei loro terreni, riportandoli ad inedificabilità. In questo processo anche le ville venete riacquistano una nuova attenzione, a cominciare da la Rotonda del Palladio: nell’area adiacente è in atto la sperimentazione di coltivazioni, che dovrebbe riproporre i colori del paesaggio di un tempo. I casi come quest’ultimo potrebbero moltiplicarsi anche con il sostegno finanziario previsto dal Programma di sviluppo rurale 2014-2020, che favorisce i progetti collettivi in attuazione di “impegni paesaggistici”. C’è molto ancora da fare sulla creazione di sinergie tra politiche settoriali e pianificazione territoriale, ma sicuramente si tratta di un percorso ricco di prospettive, che farebbe bene al paesaggio.


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