Viaggio di maturità

Un guizzo di intelligenza

Io ci andrei piano con gli allarmismi. Lo dico qui perché vedo mio nipote che è già in pista con le crisi di ansia. No, diciamolo subito, qui non si matura nessuno. Perlamordiddio. Non dico che non c’è da studiare, no; bisogna darci sotto e prepararsi alla grande perché dura è dura. Anche fisicamente, ecco, non trascurare l’aspetto della preparazione fisica e cominciare per tempo a togliere carboidrati con i glutini sputtanati tipo quelle schife di pizzette, e aggiungere proteine, proteine nobili, e partire subito con l’ovetto crudo di prima mattina che è una benedizione, e magari anche un bel cucchiaio di ferrochina Bisleri alla merenda, perché l’anemia è sempre in agguato a quest’età. Ma poi uno è a posto, basta che faccia quello che avrebbe dovuto fare per tredici anni, studiare e rigare dritto. Perché non è che la Maturità sia proprio alla lettera la maturità, e, per dirla com’è, non ti fanno l’esame per vedere se sei diventato un uomo. No, quella è la Maturità che devono passare i giovani della nazione Apache quando li appendono a un gancio e li tengono una settimana a digiuno. Qui non ti chiedono nemmeno di metterti in giacca e cravatta e di avere i capelli a posto, qui non c’è in palio la toga senatoriale, non ti danno nemmeno del lei. La Commissione ha altro per la testa, tutti quanti hanno altro per la testa; e poi cos’è un uomo oggigiorno? Non è che ci sono dei parametri sicuri, ministeriali, siamo in piena complessità, nell’indeterminatezza della contemporaneità. Quello che vuole vedere la Commissione è se uno mette le crocette al posto giusto, che non è così facile come sembra, e se sa rispondere in modo da tranquillizzare i commissari che hanno davanti un bravo ragazzo. Un guizzo, ecco un guizzo di intelligenza non guasta; non sapranno se hanno davanti un uomo ma magari un enfant prodige quello sì.


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